giovedì 23 gennaio 2014

Adroterapia, screening che funzionano e non, e perchè in risonanza bisogna entrare nudi?

Questo blog vuol essere più che altro un luogo dove raccogliere idee e spunti riguardanti questa professione, sia dal punto di vista di chi ci lavora, sia a beneficio di curiosi, pazienti, persone interessate in genere.
Occasionalmente ci saranno approfondimenti, come è già capitato, su argomenti specifici....altre volte più che altro un sommario di notizie e argomenti interessanti, su cui, avendo voglia e tempo, sarà possibile sviluppare ulteriori riflessioni e svolgere altre letture (ad esempio attraverso documenti che si trovano in rete).

La mia tesi di laurea è stata dedicata in particolare alla radioterapia (stereotassica polmonare), che negli ultimi anni sta offrendo una notevole quantità di innovazioni e evoluzioni interessanti, che rendono questa metodica una opzione terapeutica sempre più efficace per uno spettro sempre più ampio di patologie oncologiche.
E' di questi giorni, terminata la fase di sperimentazione e superata una serie di difficoltà anche economiche, la notizia dell'apertura a tutti i pazienti del centro di adroterapia di Pavia. L'adroterapia, per quanto indicata, per ora, per un ristretto numero di pazienti (in particolare per cordomi, condrosarcomi, meningiomi e altri tumori molto radioresistenti e posizionati in vicinanza di organi a rischio), rappresenta una opportunità terapeutica destinata a una crescente diffusione, soprattutto se verranno superati alcuni problemi tecnici e soprattutto economici che finora ne hanno causato una ridotta diffusione (sono ancora poche decine i centri nel mondo che offrono questo tipo di terapia). Il vantaggio principale dell'adroterapia consiste nell'utilizzo di particelle cariche (protono, ioni) ad alto LET, ovvero in grado di rilasciare una elevata quantità di energia in uno spazio molto limitato, e, ancor meglio, di rilasciare questa energia quasi esclusivamente in quella parte di tessuto, riducendo al minimo la tossicità del trattamento per i tessuti circostanti (fenomeno definito "Picco di Bragg"). Rispetto alla radioterapia convenzionale, dunque, l'adroterapia consente di incrementare la dose radiante riducendo al contempo la tossicità e quindi gli effetti collaterali: a ogni incremento di dose, in radioterapia, consegue una maggior efficacia del trattamento e quindi, in molti casi, effetti ablativi e curativi della patologia.

Altro argomento che trovo particolarmente interessante è quello delle varie metodiche di screening per prevenire, attraverso la diagnosi precoce, le patologie oncologiche. Fra queste metodiche la più nota è la mammografia, che, per quanto avversata da complottisti e ciarlatani vari, rappresenta tuttora una efficace strategia per individuare tempestivamente i tumori della mammella (patologia che colpisce più di una donna su 7 nell'arco della vita) e quindi permetterne una tempestiva terapia riducendo notevolmente il tasso di mortalità e gli effetti collaterali fisici e psicologici del trattamento di questa patologia. Tuttavia non in tutte le regioni italiane lo screening mammografico riesce a raggiungere capillarmente tutta la popolazione interessata. Mentre in Toscana si pensa ad esempio di estendere lo screening in una fascia di età più ampia di quella "convenzionale" dei 50-70 anni (perchè studi recenti promuovono lo screening anche al di sotto dei 50 anni), altrove, in particolare nel centro-Sud, più di metà delle donne, per svariati motivi, non accede ancora a questa metodica di diagnosi precoce.
Eppure i tecnici radiologi disponibili non mancano! Come al solito c'è un problema di risorse, nella sanità italiana, ma anche di organizzazione...ad esempio una recente selezione avviata dalla Asl di Latina per assumere 5 tecnici per lo screening mammografico rischia di essere annullata per irregolarità nella formulazione dei requisiti richiesti: tutto da rifare dunque, probabilmente.

Ci sono invece altre metodiche di screening che, per quanto destinate forse in futuro ad avere una qualche utilità e diffusione, per ora sono ancora oggetto di studi dagli esiti controversi. E' il caso dell'utilizzo della TC a bassa dose come metodica di screening per il tumore polmonare. Un interessante recensione del blog "Un radiologo", a sua volta riferita a un articolo recente, spiega in modo articolato, ma abbastanza chiaro, per quale motivo lo screening polmonare - che in teoria avrebbe una sua importante valenza, considerato se non altro l'elevatissimo tasso di diffusione e di mortalità del tumore polmonare - non ha per ora raggiunto i requisiti clinici e tecnici per potersi imporre come metodica efficace di diagnosi precoce. In particolare, secondo gli studi recenti, per evitare un solo decesso occorrerebbe sottoporre a screening ben 320 pazienti, il che comporta a sua volta la considerazione del rischio stocastico associato alla dose, per quanto bassa in ogni caso significativa, di radiazioni a cui verrebbero esposti questi pazienti; inoltre, i costi sarebbero notevoli, anche considerando l'elevato tasso di falsi positivi, che renderebbero necessari una serie di esami di approfondimenti per discriminare gli stessi dai pazienti effettivamente affetti dalla patologia. La metodica di prevenzione più efficace per il tumore polmonare resta quindi sempre quella: smettere di fumare! Questo è un importante caso che mostra come anzichè (o "oltre ad") investire enormi risorse nella prevenzione secondaria (visite specialistiche, accertamenti, screening e così via) bisognerebbe favorire la prevenzione primaria, che riguarda innanzitutto gli stili di vita: alimentazione, alcol, fumo, attività fisica e così via. Essa si presenta di gran lunga come la strategia più efficace per ridurre l'incidenza di molte patologie tumorali - e sicuramente in particolare del tumore polmonare.

Last but not least, segnalo un caso apparentemente bizzarro, ma che è importante perchè richiama l'attenzione di tutti i tecnici, e anche, in generale, del personale che lavora nelle risonanze magnetiche e dei pazienti stessi, sulla drammatica importanza della sicurezza nell'accesso alla sala del magnete. Sono rari, ma in ogni caso tragici, gli episodi di pazienti che subiscono gravi danni fisici o addirittura danni letali dalla mancata osservazione delle elementari, ma rigorose norme di sicurezza che è compito innanzitutto del tecnico di radiologia far rispettare. Una risonanza magnetica genera nelle sue vicinanze un campo magnetico elevatissimo, che al suo interno può raggiungere un livello migliaia di volte superiore al campo magnetico terrestre. Per questo il tecnico di radiologia (e il restante personale) è tenuto a verificare che chiunque acceda alla sala del magnete sia completamente privo di oggetti metallici in grado di essere attratti dal magnete, sia all'interno che all'esterno del corpo. Per questo il paziente viene fatto completamente spogliare, permettendogli di indossare in genere solo gli slip, sempre che non contengano parti metalliche a loro volta, e fornendogli un camice monouso come unico "indumento" per accedere alla sala. Se invece per distrazione o per pigrizia ci si dimentica di far togliere i pantaloni al paziente, come è successo in questo caso a un paziente di 79 anni negli Usa....c'è il rischio che il paziente, un veterano di guerra, si rovesci dal lettino, sbilanciandosi, finendo per battere la testa e morire. Sotto i pantaloni (o anche dentro, nelle tasche) può nascondersi di tutto, occorre ricordarselo anche quando si fanno altri esami radiologici.....il paziente, alla fin fine, andrebbe spogliato quasi sempre.

2 commenti: