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sabato 30 maggio 2015

Un po' di dati: ovvero, da dove vengono migliaia di tecnici di radiologia disoccupati.

Nell'anno solare, in un certo senso annus horribilis, 2013, secondo le statistiche del Miur terminarono il corso di studi in tecniche di radiologia, conseguendo la relativa laurea e abilitazione professionale, ben 1127 studenti, fra i quali - nella sessione autunnale - anche il sottoscritto.
Mi riprometto di raccogliere con più precisione anche i dati degli anni precedenti, ma ritengo che questo sia stato l'anno in cui è stato raggiunto il record, quanto al numero di nuovi TSRM "prodotti" e immessi sul mercato del lavoro (e della disoccupazione) dal sistema universitario.
Com'è stato subito evidente - a chi si è trovato fra quei 1127 - e come i numeri, per quanto confusi, hanno dimostrato anche da un punto di vista statistico, un tale numero di laureati rappresentava un vistoso surplus, rispetto alla reale disponibilità di posti di lavoro, ancorchè in buona parte posti precari e sottopagati, nel sistema sanitario pubblico e privato italiano.
Come infatti i dati di Almalaurea (che registra annualmente i tassi di occupazione dei laureati nei diversi corsi di laurea, sia pure individuando come occupati coloro che svolgono lavori anche transitori e non necessariamente corrispondenti alla propria qualifica professionale) hanno mostrato, di quei 1127 meno della metà aveva trovato una qualsivoglia occupazione, dopo 12 mesi dal conseguimento del titolo.

Come più volte ho avuto modo di ripetere in varie sedi, tuttavia, un monitoraggio preciso del numero di TSRM disoccupati o sottoccupati non è al momento disponibile e non è stato mai portato a termine a livello nazionale, neppure in anni precedenti. E' pertanto molto difficile individuare da un punto di vista statistico l'evoluzione del disagio occupazionale della categoria, e determinare in quale momento e in che misura si sia verificato il passaggio da una situazione in cui l'iscrizione al corso di laurea in tecniche di radiologia offriva uno sbocco occupazionale post-laurea pressocchè immediato e garantito, a una situazione in cui questo titolo di studio è divenuto uno dei meno spendibili, sul mercato del lavoro, fra quelli che rientrano nell'area delle professioni sanitarie.
Di recente mi sono imbattuto in un dato che mi ha suscitato una certa impressione: all'incirca nel 2008, i TSRM iscritti all'albo risultavano 21600. Attualmente, 7 anni dopo, il numero è salito a 27500 (circa). Si tratta di un aumento vicino al 30 % nel numero di tecnici di radiologia disponibili sul mercato del lavoro, aumento che non ha praticamente corrispondenza col numero di TSRM effettivamente occupati nel SSN (che sono rimasti fermi intorno ai 16.000 circa, negli ultimi anni).
Quale parte del mercato del lavoro avrebbe dunque dovuto assorbire, questo maggior numero (circa 6000 in più) di tecnici di radiologia, considerando che ormai il SSN da diversi anni tende a stabilizzare o addirittura a ridurre il personale dipendente? Com'è evidente, per quanto in lieve crescita, il mercato privato non poteva (e non può) assorbire di colpo un numero così elevato di neolaureati, considerando anche le caratteristiche occupazionali tipiche del mercato privato (ovvero la tendenza ad aumentare la produttività del lavoro riducendo al minimo il costo del personale).

E' difficile dunque individuare esattamente le responsabilità di un così scellerato ed evidente errore di programmazione nella definizione dei fabbisogni formativi e dei numeri per l'accesso programmato al corso di laurea in tecniche di radiologia.
Una tabella elaborata recentemente dal dr. Mastrillo, per l'Osservatorio del Miur sulle professioni sanitarie, riepiloga in modo statisticamente preciso l'andamento anno per anno del numero di iscritti (anche in relazione alle richieste della categoria, delle regioni e delle università, e con riferimento al relativo dato sull'occupazione a 1 anno secondo Almalaurea):

Come risulta dai dati, inizialmente - negli anni a cavallo del cambio di millennio, dal 1999 in avanti - è stata proprio la categoria professionale dei tecnici di radiologia a richiedere un forte aumento del numero di posti disponibili, passando dai 600 del 1999 ai 1586 del 2003 (un aumento di quasi 1000 posti in soli 4 anni!), a fronte di una richiesta delle regioni molto più moderata. Successivamente si è poi verificato un ripensamento, per così dire, da parte dell'ordine professionale dei tecnici, a fronte di una richiesta da parte delle regioni progressivamente crescente, che ha trovato una consonanza sempre più piena nelle esigenze delle università: si è così verificato, negli anni dal 2007 in avanti, uno scarto mediamente di 250-300 posti all'anno fra le richieste della categoria e i posti effettivamente messi a bando dalle università. Quest'ultimo dato porterebbe quindi a concludere che questo scarto, portato avanti negli anni, sia stato la vera causa della creazione di una sacca di alcune migliaia di tecnici di radiologia disoccupati (probabilmente 3, forse anche 4000 secondo alcune stime). 
Tuttavia, leggendo bene i numeri, non sorge almeno il dubbio che un eccesso di ottimismo, o un errore di programmazione, si sia verificato da parte di tutti i soggetti coinvolti, sia pure in tempi storicamente diversi, quasi in una sorta di staffetta di responsabilità? Com'è stato possibile, da parte della categoria professionale, negli anni fra il 2003 e il 2007, immaginare un fabbisogno di circa 1400 tecnici di radiologia all'anno (quando gli iscritti all'albo già coprivano pienamente le esigenze del SSN, almeno nella maggior parte delle regioni)? Questo dato è rilevante soprattutto se poi si considera il margine di tempo (3 - 4 anni) necessario a quegli iscritti per laurearsi.....si arriva così al 2010, l'anno in cui - come i dati Almalaurea evidenziano - il mercato del lavoro ha iniziato a saturarsi.
Insomma, a volte le responsabilità sono molteplici e non vanno cercate solo dov'è più facile e immediato, nei tempi più recenti, ma anche ricostruite anno per anno, guardandosi indietro.