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lunedì 13 gennaio 2014

Quanto dura un esame radiologico?

Probabilmente fra gli aspetti che preoccupano il paziente che sta per sottoporsi a una procedura diagnostica radiologica, la durata dell'esame riveste una importanza secondaria, anche perchè in genere essa è brevissima, soprattutto se paragonata all'attesa a cui il paziente è spesso costretto. Solo alcuni esami fanno eccezione da questo punto di vista: procedure diagnostiche come gli esami del tratto digerente, oppure la maggior parte delle indagini condotte mediante risonanza magnetica hanno una durata considerevole che può causare problematiche in alcune tipologie di pazienti.

In questo post mi occupo più specificamente della durata degli esami radiologici convenzionali dal punto di vista dell'altro soggetto coinvolto, ovvero il tecnico di radiologia. Dal punto di vista del tecnico, ovviamente, la durata dell'esame costituisce un problema da considerare sempre, anche perchè il carico di lavoro da svolgere è sempre maggiore un po' ovunque, le tempistiche da rispettare sono sempre più stringenti soprattutto in alcuni reparti (basti pensare al Pronto Soccorso, per esempio), e spesso il paziente si presenta in condizioni tali da costituire di per se stesse una motivazione per indurre il tecnico a una ragionevole celerità (per permettere una diagnosi più tempestiva e/o favorire l'intervento idoneo di altri operatori sanitari).

Limitandoci ai soli esami radiologici convenzionali senza uso di mezzo di contrasto, in condizioni normali - mediamente, e considerando un solo segmento in esame - la durata complessiva della procedura, dal punto di vista del tecnico di radiologia (tralasciando la fase di refertazione, che non compete al tecnico), si avvicina ai 10 minuti circa. Questa può apparire per certi versi una durata considerevole e forse eccessiva; in particolare, considerando che il tempo effettivamente dedicato all'esecuzione della radiografia (il momento dello "scatto")richiede pochissimi secondi.

Da cosa è costituito il tempo effettivamente richiesto per eseguire una procedura radiologica, dal punto di vista del tecnico?

Riferendomi alla mia esperienza, peraltro limitata a pochi reparti, in genere afferenti a un Pronto Soccorso, descriverò sommariamente la procedura d'esame riguardante un paziente, appunto proveniente dal PS, che deve effettuare una indagine relativa a un segmento corporeo, ad esempio il femore, sospettato di frattura a causa di un recente trauma da caduta.

Per prima cosa, il tecnico, disponendo della lista dei pazienti, individua e convoca(in genere, rispettando l'anonimato) il paziente per l'esecuzione dell'indagine. Invitando il paziente a entrare nella sala diagnostica, il tecnico è tenuto innanzitutto a identificarlo attraverso gli estremi anagrafici, e successivamente, assicuratosi dell'identità del soggetto, legge la richiesta ovvero la prescrizione dell'esame, e verifica, attraverso un breve colloquio o anamnesi col paziente, la congruità della prescrizione rispetto al tipo di patologia da accertare (anche in relazione al lato in esame: ad esempio, se la sospetta frattura riguarda il femore destro, è bene verificare che la richiesta riguardi il femore destro e non il sinistro). Questa prima fase "conoscitiva" si conclude informando brevemente il paziente sulle modalità dell'esame e sottoponendo allo stesso - se non avvenuto in precedenza - i moduli per la firma dei consensi (per il trattamento dei dati, per l'esecuzione dell'esame, per l'esclusione di gravidanza se si tratta di donna in età fertile). Complessivamente questa prima fase può durare dai 2 ai 3 minuti, mediamente.

La seconda fase è quella dell'effettiva predisposizione dell'esame. In questa fase, nel caso in questione, il tecnico richiederà al paziente di spogliare la parte in esame: sarà necessario quindi che il paziente (anche con l'aiuto di un OSS, di un infermiere o di un parente ) si liberi ad esempio da pantaloni o altri indumenti che potrebbero inficiare o rendere impossibile l'acquisizione dell'esame. Una volta pronto, il paziente dovrà raggiungere il tavolo radiologico e distendersi sullo stesso nelle modalità che il tecnico avrà illustrato; a seconda dei casi, il tecnico potrà disporre sul paziente idonei dispositivi di protezione individuale, necessari per ridurre l'irraggiamento in zone radiosensibili del corpo.
Questa fase ha una durata particolarmente variabile, a seconda, in particolare dell'età e delle condizioni fisiche del paziente. Parlando di una sospetta frattura del femore, immaginiamo un paziente anziano, dotato di scarsa autonomia fisica, poco collaborante...Questa fase può durare da 1 fino a 3 minuti, a seconda dei casi.

A questo punto il tecnico è pronto per eseguire l'acquisizione: una volta centrato il segmento in esame all'interno del fascio radiogeno, secondo i criteri previsti per quella specifica proiezione e i protocolli d'esame per la sospetta patologia, predisposta la corretta collimazione e invitato il paziente a mantenere l'assoluta immobilità, il tecnico si ritira nella cabina o dietro le protezioni piombate predisposte per la propria radioprotezione ed imposta e ottimizza i parametri di esposizione; a questo punto avviene l'esecuzione vera e propria della radiografia, eventualmente seguita da una nuova esecuzione in posizione diversa se, come spesso avviene, quel protocollo richiede 2 proiezioni (nel caso del femore, una proiezione antero-posteriore seguita da una proiezione laterale).
Questa fase, considerando le 2 proiezioni, richiede un tempo non inferiore ai 2-3 minuti.

Condotte a termine le acquisizioni, il lavoro del tecnico non è ancora concluso. E' necessario infatti verificare la qualità del set di immagini prodotto, prima di "firmarlo" con la firma digitale e di archiviarlo trasferendolo al medico radiologo incaricato della refertazione. A seconda dei casi, le apparecchiature consentono di visualizzare a monitor immediatamente, in tempo reale, le immagini acquisite oppure richiedono (è il caso dei sistemi CR con image plate) una fase di lettura dell'immagine, simile a una scansione, che prolunga ulteriormente questa fase di verifica tecnica. In alcuni casi, il tecnico dovrà in questa fase fare alcune modifiche, ad esempio relative al contrasto, alle immagini prodotte, oppure, nei casi peggiori, sarà costretto a ripetere l'indagine se le immagini acquisite risultano essere non corrette o non diagnostiche (è il caso di pazienti che si sono mossi durante l'esecuzione del radiogramma). Completata la fase di archiviazione, il tecnico può finalmente congedare il paziente, favorendone l'uscita dalla sala diagnostica ( è bene non congedare il paziente fino a che le immagini non sono state verificate e definitivamente archiviate, nei casi dubbi anche col consenso del medico radiologo per essere certi della congruità dell'esame svolto). Il tempo di quest'ultima fase è in genere, approssimativamente, pari a 2 minuti al massimo.

Anche se il lavoro del tecnico radiologo a volte sembra consistere del solo, istantaneo gesto di "schiacciare il bottone", esso in realtà è molto più elaborato e complesso e a volte anche 10 minuti possono risultare pochissimi, per svolgere accuratamente anche una semplice procedura diagnostica convenzionale!