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giovedì 28 maggio 2015

Guida pratica per cercare lavoro per tecnici di radiologia ancora a spasso.

Chi mi segue, qui o su altri forum, blog o su facebook, è certamente al corrente di quanto io sia impegnato attivamente, da molto tempo, nella ricerca di una occupazione - in particolare nella ricerca di un lavoro come tecnico di radiologia, in seguito alla laurea conseguita ormai oltre 18 mesi fa.

Questo post intende pertanto riassumere in modo estremamente sintetico e pragmatico le informazioni che ho raccolto nel corso di questa esperienza da TSRM disoccupato, informazioni che vorrebbero rappresentare una sorta di guida pratica elementare per tutti coloro che si trovano o si troveranno, ahimè, nella mia stessa condizione.Ovviamente non si tratta di istruzioni esaustive, e anzi, chiunque può, volendo, arricchire questa guida inserendo nei commenti ulteriori indicazioni o suggerimenti pratici.
E' tuttavia necessario ribadire, a scanso di equivoci, che il 90% dei posti di lavoro in ambito privato si trovano solo con modalità del tutto personali: passaparola, segnalazioni, raccomandazioni, conoscenze....difficilmente un centro diagnostico o una clinica privata inserisce un annuncio su internet o da qualche altra parte, quando cerca un tecnico di radiologia. Pertanto questa guida è utile soprattutto per cercare lavoro in ambito pubblico (nel SSN e nei vari enti con esso convenzionati).
 
1)Gazzetta ufficiale: http://www.gazzettaufficiale.it/30giorni/concorsi , due volte a settimana (martedì e venerdì): utile solo per trovare i concorsi a tempo indeterminato e i calendari delle relative prove.

2)I Bollettini ufficiali regionali (BUR). Ogni regione ha il suo BUR (quindi bisogna consultarne 20, questo è l'elenco), e tutti, salvo quello della Sicilia, dispongono di una funzione di ricerca molto semplice. Sul Bur si trovano più facilmente i bandi per tempo determinato, e talora anche altri bandi, per esempio per collaborazioni, incarichi etc.; tuttavia la pubblicazione nel BUR di questi bandi NON è obbligatoria da parte degli enti coinvolti.

3)I motori di ricerca specializzati: i motori di ricerca specializzati nelle offerte di lavoro sono tantissimi, io utilizzo soprattutto Kitlavoro, Lavoratorio, Jobrapido (che consente anche di programmare degli alert che si ricevono via mail quotidianamente) e Kijiji, ma esistono tanti altri, ad esempio Monster e Infojobs (questi ultimi però raramente hanno offerte che ci riguardano).

4)SAN GOOGLE: da usare quotidianamente. Google archivia con grande frequenza TUTTE le pagine web, e dunque anche le pagine web dove sono pubblicati annunci e bandi. Il problema è "stanarle". Bisogna saper interrogare Google: impostando opportune chiavi di ricerca (io utilizzo ad esempio 'borsa di studio tecnico di radiologia', 'avviso cps tecnico radiologia', 'avviso pubblico tecnico radiologia', 'incarico partita iva tecnico radiologia' e così via), e limitando la ricerca a un intervallo temporale ristretto (per esempio ultima settimana, ultime 24 ore se si fanno ricerche frequenti).

5)I gruppi Facebook: esistono numerosi gruppi e pagine su Facebook dedicate alla nostra professione, tuttavia la maggior parte dei gruppi è gestita da persone che per vario motivo ritengono non opportuno dare spazio alle offerte di lavoro. Pertanto difficilmente su Facebook si troveranno bandi e annunci, salvo i casi di concorsi a tempo indeterminato.

6)Altri siti e blog web legati alla professione: molto utili anche per restare informati su tematiche relative alla professione e sulla situazione del mercato del lavoro sono siti come Fermo non respiri (in particolare il forum) e il blog Allieva Tsrm. Creare un profilo su Linkedin e aggiornare la propria rete di contatti professionali costantemente può rivelarsi utile, soprattutto nella ricerca di lavoro presso enti privati. E' sicuramente, inoltre, consigliabile seguire costantemente gli aggiornamenti dei siti dei collegi professionali, in particolare di quelli, come il collegio di Foggia, che pubblicano in maniera costante notizie, anche relative ad avvisi e concorsi (purtroppo la maggior parte dei collegi non fornisce questo tipo di servizio).

7)I siti delle aziende sanitarie e i relativi albi pretori: l'elenco è disponibile qui, per esempio: http://www.tecdilaboratorio.altervista.org/asl-italiane.html . Questo invece è l'elenco degli Irccs: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=794&area=ricerca+sanitaria&menu=ssn. Purtroppo talora vengono pubblicati bandi particolarmente nascosti, che si possono trovare solo così, cercando ad es. nell'albo pretorio della singola Asl, azienda ospedaliera etc.
Ovviamente, trattandosi di centinaia di enti diversi, e di relativi siti, è molto difficile consultarli in maniera adeguatamente frequente: d'altra parte, bandi relativi a incarichi o borse di studio vengono spesso pubblicati solo per una settimana, 10 giorni al massimo, e spesso sono di difficile reperibilità anche per chi adopera Google.
E' pertanto consigliabile, per facilitare il monitoraggio dei siti di proprio interesse, utilizzare una estensione del browser, come Page Monitor (disponibile per Chrome), che consente di programmare il monitoraggio automatico di qualunque pagina web - in modo da ricevere delle notifiche in caso di cambiamenti della pagina, come avviene nel caso della pubblicazione di nuovi bandi.

Esistono infine delle directory utili da consultare per chi cerca cliniche private o centri diagnostici. Sono tuttavia poco aggiornate, molto incomplete, e probabilmente per chi è interessato a questo tipo di ricerca la cosa migliore è partire dal sito della propria Regione, dove quasi sempre è possibile trovare l'elenco delle strutture private accreditate con i relativi indirizzi (a volte anche siti web).

Mi auguro che questo post sia utile, ma ovviamente la cosa più utile sarebbe collaborare per rendere questa ricerca di lavoro ancora più semplice e più efficace!

venerdì 17 gennaio 2014

Il rischio di "dimenticarsi" del paziente.

Scrivendo questo post, devo confessare innanzitutto una cosa. Quando ho scelto questo corso di laurea, provenendo da tutt'altri studi e interessi praticati in precedenza, ho esaminato tutta la gamma delle professioni sanitarie; la mia decisione è stata basata, alla fine, su due criteri fondamentali, essenzialmente le opportunità lavorative - che all'epoca sembravano ottimali, per i tecnici di radiologia - e la tipologia di contatto fisico e umano col paziente.
In tutte le professioni sanitarie è in ogni caso richiesto un contatto continuo col paziente, ma ovviamente l'intensità, la continuità e la tipologia di questo rapporto cambia a seconda del ruolo e dell'ambito specifico in cui si opera.

Nel caso del tecnico di radiologia, in generale, il rapporto col paziente è piuttosto breve, occasionale, e non c'è un particolare e approfondito contatto nè dal punto di vista fisico nè dal punto di vista psicologico, umano. Semplificando, il tecnico di radiologia ha un rapporto molto più continuativo e approfondito con le macchine, le strumentazioni, l'hardware e i software che utilizza nella sua attività quotidiana, anzichè con i pazienti che si avvicendano, in certi casi anche molto rapidamente - è il caso della radiologia convenzionale - nel suo turno di lavoro. Il tecnico di radiologia, in genere, non opera direttamente sul paziente, e può quasi limitarsi, nella maggior parte dei casi, a un contatto puramente verbale con lo stesso, per lo più limitato a uno scambio di sguardi e a poche semplici istruzioni del tipo "si stenda", "respiri", "può rivestirsi e andare". 

Poichè dal punto di vista emotivo ritenevo, e a maggior ragione tuttora ritengo molto impegnativo, logorante il rapporto con i malati e con la malattia - nella sua realtà e/o nella sua possibilità - e sono consapevole del fatto che la malattia è il vero "collega" onnipresente nella quotidianità di chiunque lavori in ambito sanitario, ho creduto, scegliendo questo mestiere, che l'onnipresenza della "macchina" potesse in qualche modo agire da filtro, da elemento dialettico e di mediazione rispetto alla malattia e ai pazienti; attenuando, limitando in qualche modo i rischi e gli impegni emotivi conseguenti alla presenza così imponente del dolore, della paura, della malattia nella sua evidenza umana, prima ancora che clinica.

Quello che poi ho concretamente scoperto e appreso, però, nell'esperienza di tirocinio in cui progressivamente ho conosciuto questo lavoro nella sua quotidianità, è che "rimuovere" il paziente, considerandolo poco o non considerandolo affatto, proprio mentre egli è presente, rappresenta un rischio altrettanto e forse ancor più importante, sia da un punto di vista umano che professionale, anche per il tecnico di radiologia.
Abituarsi, come talvolta ho visto accadere, a considerare il paziente come una presenza accidentale, o addirittura quasi un elemento di disturbo - perchè non facilmente controllabile, non sempre perfettamente gestibile e prevedibile all'interno della routine di lavoro - significa non solo perdere di vista l'opportunità di conferire senso alla propria professionalità, indirizzandola al beneficio del paziente, ma anche rischiare di compromettere il risultato del proprio lavoro o in ogni caso di svolgerlo male, compiendo dei veri e propri errori a volte anche particolarmente nocivi per il paziente stesso. 

Spero di aver modo di approfondire questa tematica in futuro, anche su questo blog così come in qualche ricerca che mi piacerebbe fare: credo che l'aspetto della relazione fra il paziente e il tecnico di radiologia, sia da un punto di vista psicologico che da un punto di vista di comunicazione, anche in senso pratico, operativo e professionale, sia molto poco indagato, mentre al contrario in questo aspetto offre opportunità di miglioramento del lavoro e di crescita professionale molto significative (a tutto beneficio, ovviamente, anche del paziente, e non solo per motivi puramente psicologici). 

Per ora, per evidenziare la problematicità di questo aspetto, mi limito a descrivere una situazione di cui ho avuto conoscenza diretta, durante la mia esperienza di tirocinio. Si trattava di un paziente pediatrico, abbastanza grande in realtà, ma affetto da una grave patologia invalidante anche da un punto di vista cognitivo e neurologico: in pratica, si trattava di un paziente solo parzialmente in grado di collaborare, e per di più molto agitato, il che rendeva difficile l'esecuzione di un esame diagnostico, per quanto di rapido svolgimento, come la TC. Era per questo stato convocato anche un medico anestesista, il quale avrebbe dovuto sedare il paziente nel caso non fosse stato possibile ottenere una collaborazione sufficiente a svolgere l'esame in maniera adeguata per la diagnosi.

Come in tutti gli esami TC (anche per la predisposizione dell'accesso venoso per l'utilizzo del mezzo di contrasto, che in questo caso non era richiesto) era presente anche un infermiere, in questo caso una donna, molto esperta. E' stata quindi lei a offrirsi di interagire col paziente e con il familiare che l'accompagnava, per cercare di tranquillizzarlo, rassicurarlo, aiutarlo a posizionarsi e istruirlo per collaborare durante l'esame.
In pochissimi minuti, semplicemente focalizzando l'attenzione nel modo corretto sul paziente e gestendo la comunicazione empatica in modo semplice, ma accurato, è stato quindi possibile eseguire l'esame senza alcun tipo di problematica e senza alcuna forma di sedazione o contenzione fisica.
Mi sono però chiesto, osservando questa scena, quanti di noi tecnici sarebbero stati in grado di ottenere da soli lo stesso favorevole risultato con un paziente come quello o con altri pazienti "difficili" da gestire, come spesso ne capitano, per tanti motivi. Purtroppo, credo, nessuno di noi ha ricevuto alcun tipo di formazione specifica, e, come dicevo, siamo portati piuttosto a concentrare la nostra attenzione sulle macchine da posizionare e sui pannelli di controllo da impostare, sui dati da programmare e sui set di immagini da ricostruire....in certi casi, tuttavia, non riuscire a ottenere la collaborazione del paziente o peggio ancora perderlo completamente di vista, proprio durante l'esecuzione dell'esame, può comportare - come nell'esempio precedente - l'allungamento, anche drastico - dello svolgimento di tutte le procedure, o addirittura un peggior risultato diagnostico o la necessità di ripetere l'esame perchè, ad esempio, il paziente poco collaborante o che non ha compreso le istruzioni ricevute(che troppo sbrigativamente gli avevamo dato, senza assicurarci della comprensione del nostro messaggio) si è mosso, si è spostato, non ha respirato quando era il momento di farlo o viceversa, e così via. 

In breve, per "ottimizzare" la dose e in generale eseguire il lavoro di tecnico radiologo al meglio non si può prescindere, secondo me, da una attenta considerazione di tutti gli aspetti del rapporto umano col paziente dal momento in cui sta per varcare la sala diagnostica fino alla conclusione dell'esame e al momento di congedarlo. Fra i rischi che un tecnico radiologo deve considerare nel suo lavoro c'è anche quello di "dimenticarsi", anche solo per qualche decisivo istante, di relazionarsi col paziente!