Più volte su questo blog, e altrove, su svariati forum e pagine Facebook, ho denunciato la situazione di grave disagio che interessa da alcuni anni la nostra categoria professionale: in particolare a causa della crescente quota di disoccupati o sotto-occupati, dovuta all'effetto combinato degli errori di programmazione nell'accesso ai corsi di laurea da un lato, e del sostanziale blocco del turn-over e delle assunzioni nel SSN, negli ultimi anni, dall'altro.
Pur mancando una stima ufficiale o un monitoraggio statistico oggettivo che consentisse di quantificare e misurare l'andamento della disoccupazione e delle altre forme di precariato che coinvolgono i tecnici di radiologia laureati negli ultimi anni, alcuni dati e alcune dichiarazioni, anche del presidente della federazione Beux, mi hanno portato a stimare una cifra di 3-4000 disoccupati (compresi i colleghi che lavorano in condizioni contrattuali non adeguate). Questi dati trovano del resto conforto nella statistiche proposte da Almalaurea, secondo la quale solo un terzo dei laureati in tecniche di radiologia trova lavoro entro un anno dalla laurea (e non necessariamente si tratta di lavoro stabile e adeguatamente remunerato).
Ultimamente, mi sto rendendo conto che queste stime sono probabilmente sopravvalutate; ovvero che è sempre più urgente un monitoraggio statistico ufficiale - che dovrebbe essere svolto periodicamente da collegi e federazione - che in particolare discrimini e distingua con precisione la quota di disoccupati "reali", ovvero attivamente impegnati nella ricerca di lavoro, da un'altra ampia e crescente "zona grigia", composta da tutti coloro che al momento si dichiarano "disoccupati" ma svolgono in realtà attività lavorative saltuarie, occasionali, o in condizioni contrattuali non idonee, o godendo di finanziamenti temporanei legati ad attività di tirocinio, o figurando come "liberi professionisti" con remunerazioni molto basse spesso poco qualificanti per l'intera categoria.
Sarebbe cioè importante - anche per comprendere meglio il cambiamento del mercato del lavoro nell'ambito sanitario e quindi poter meglio svolgere azioni sia di orientamento che di tutela dei diritti sia dei colleghi che cercano lavoro, che di coloro che sono già occupati, e di tutela della nostra professionalità in generale - identificare con precisione non solo quanti siano i disoccupati, ma (qualitativamente) chi siano, realmente, i TSRM formalmente in cerca di occupazione.
Scrivo queste riflessioni essendo appena reduce da una giornata in cui si sono svolte le prime prove di selezione di ben due concorsi pubblici, ahimè collocati contemporaneamente per una curiosa coincidenza (ammesso che sia stata tale): la prova scritta del concorso di Sanluri e la prova preselettiva del concorso di Aviano.
Al concorso di Sanluri erano stati ammessi oltre 600 TSRM, a quello di Aviano una cifra appena inferiore. In totale quindi erano coinvolti nelle prove di ieri, teoricamente, oltre 1000 tecnici di radiologia.
Ebbene: al concorso di Sanluri si sono presentati solo 221 candidati; alla prova di Aviano, svoltasi a Pordenone, solo 158 candidati. La partecipazione quindi è stata vicina al 30%, rispetto al numero di candidati ammessi alle prove.
Questo numero, che può sembrare molto basso, trova del resto corrispondenza nelle cifre relative alla partecipazione ai precedenti concorsi pubblici degli ultimi mesi e anni. Per fare alcuni esempi, al concorso di Chivasso-Ivrea (Asl TO4) si presentarono circa 350 candidati, sugli oltre 800 ammessi. Al concorso di Pescara, su quasi 1800 ammessi, i presenti furono circa 800. Al concorso di Verona, i presenti furono 319, pur essendo stati ammessi oltre 1000 candidati.
Anche per quanto riguarda gli avvisi pubblici, che spesso sono espletati mediante una unica prova selettiva (orale o scritta), la percentuali di partecipazione sono all'incirca le medesime (fra il 30 e il 50%, rispetto al numero di candidati ammessi): ad es., all'avviso di Fano i presenti erano circa 150, rispetto ai 300 ammessi, a quello di Garbagnate circa 70, sui 138 ammessi, a Taranto 247, su 458, ad Omegna meno di 60, su circa 270 ammessi.
Potrei continuare con gli esempi, ma le cifre sono queste, e un dato risulta evidente e indiscutibile, anche in considerazione del fatto che avvisi e concorsi sono ormai veramente rari - sicchè è opportuno, per chi cerca lavoro, spostarsi anche su tutto il territorio nazionale, come del resto fanno in molti, per partecipare al maggior numero di prove selettive possibili: ebbene, coloro che effettivamente partecipano "abitualmente" a concorsi e avvisi non sono più di 3-400.
Bisogna infatti tener conto che, a seconda delle zone, partecipano ai concorsi e agli avvisi anche un certo numero di TSRM già assunti presso altre strutture pubbliche o private, i quali cercano evidentemente una migliore collocazione, in genere per avvicinarsi alla propria zona di origine o per altri motivi personali. Occorre quindi decurtare le cifre precedenti, anche di questa quota.
A mio avviso quindi sono non più di poche centinaia coloro che, essendo disoccupati, svolgono attivamente e abitualmente azioni di ricerca di lavoro in ambito pubblico: all'incirca il 10-20% rispetto a coloro che teoricamente sono stati considerati come "disoccupati" nelle valutazioni svolte ufficiosamente negli ultimi anni (come dicevo, circa 3-4000).
Queste valutazioni tenevano ovviamente conto anche del fatto che, anche negli ultimi 2-3 anni, si sono laureati oltre 1000 TSRM per anno: risulta quindi piuttosto difficile comprendere quale sia stato il destino lavorativo di questi 1000 neolaureati per anno, considerando che essi in buona parte neppure si iscrivono ai concorsi (che sono in sostanza circa 5-6 all'anno), oppure, pur essendo iscritti, non partecipano.
Alcune motivazioni possono in parte spiegare questo scollamento fra il numero di laureati potenzialmente disoccupati, e il numero di partecipanti ai concorsi/avvisi: ad es. la difficoltà di sostenere le spese di viaggio (talune sedi di concorso, ad es. Sanluri, comportano notevoli costi di viaggio, per chi arriva da lontano), o la disaffezione ai concorsi dovuta alla scarsa oggettività e imparzialità delle prove selettive (purtroppo in molti casi le selezioni favoriscono palesemente candidati locali, interni etc.).
A mio avviso bisognerebbe però iniziare a studiare e considerare meglio il fenomeno della "disoccupazione atipica", che interessa sempre di più la nostra categoria: ovvero tutti coloro che sfuggono a una definizione rigorosa di "disoccupazione", ma che non godono di una piena e soddisfacente condizione di "occupazione" come TSRM.
Fra costoro rientrano innanzitutto coloro che, dopo aver terminato la laurea triennale, decidono piuttosto di investire in Master e Lauree Specialistiche di dubbia utilità e valenza formativa, pur di rinviare l'ingresso nel mercato lavorativo (per evitare di scontrarsi con le difficoltà dello stesso). Non esistono cifre ufficiali, ma si tratta sicuramente di centinaia di TSRM ogni anno.
C'è poi una ampia fascia di tecnici neolaureati, che ha sostanzialmente deciso di optare per l'emigrazione in paesi esteri, e quindi sta svolgendo pratiche burocratiche o è impegnata in tentativi, non sempre coronati da successo, di trovare opportunità lavorative in altri paesi (e quindi ha smesso di cercare lavoro in Italia).
Vi sono poi (sempre più) numerosi colleghi, fra i neolaureati più giovani, i quali - a seconda delle regioni - possono godere di agevolazioni economiche (a loro favore e/o a favore del datore di lavoro) mediante le quali ottenere tirocinii extracurriculari parzialmente remunerati o rimborsati: con formule come la Garanzia giovani, i Giovanisì o altre forme finanziate da stato e regioni, le quali in sostanza permettono a questi colleghi di svolgere lavoro da tecnico di radiologia (in strutture pubbliche o private), pur non percependo un adeguato stipendio. Forme di sotto-occupazione che finiscono per ridurre il nostro lavoro a una sorta di semi-volontariato, e che andrebbero combattute e contrastate anzichè avallate e promosse anche dalla nostra categoria.
A costoro si aggiungono i colleghi che svolgono altri tipi di lavoro precario: come borsisti, o con altri contratti atipici, interinali, a progetto e così via, spesso anche in strutture pubbliche.
Infine, bisogna considerare una fascia ormai ampia, composta da coloro che "lavorano" come liberi professionisti e tuttavia si riconoscono - perchè in effetti lo sono - pur sempre come disoccupati, non potendo percepire una remunerazione e condizioni contrattuali adeguate rispetto alla propria qualifica professionale e al proprio impegno. Si tratta di innumerevoli colleghi i quali "pur di lavorare" hanno accettato l'imposizione dell'apertura di una partita iva, spesso con regime dei minimi - il che significa pur sempre riconoscere il 30-40% della propria remunerazione allo stato, in termini di tasse e contributi, nonchè assumersi spese assicurative e altri costi e rischi in proprio - in cambio di remunerazioni orarie che si aggirano su cifre inferiori ai 20 euro lordi (spesso molto inferiori). Questi colleghi in genere lavorano per un solo committente (partite iva a monocommittenza, quindi già per questo anomale), dal quale sostanzialmente dipendono - essendo a tutti gli effetti in condizione di subordinazione, pertanto non essendo veri "liberi professionisti" - e hanno orari e carichi di lavoro molto variabili, che quindi non consentono, nella maggior parte dei casi, di raggiungere una reddito mensile e annuale nè prevedibile, nè tale da consentire una reale autonomia economica: in poche parole, questi giovani colleghi sono per lo più costretti a svolgere altri lavori (non attinenti) per mantenersi, o a dipendere dalle proprie famiglie, le quali possono "mantenerli" in attesa di una loro futura migliore collocazione lavorativa.
Ebbene, in breve: di quanto aumenterebbe il numero effettivo di partecipanti ai concorsi pubblici, se tutte queste forme di sottoccupazione, anzichè essere agevolate, promosse, avallate e considerate come "normali", fossero contrastate o addirittura eliminate?
Siamo forse di fronte a una trasformazione anche della "domanda di lavoro", e non solo dell'offerta di lavoro, nell'ambito anche delle professioni sanitarie, una trasformazione tale per cui coloro che si laureano come tecnici di radiologia neppure più aspirano al "posto fisso" nel SSN, ma - almeno quelli che possono permetterselo - preferiscono tentare altre strade per accedere al lavoro, anche accettando forme atipiche e/o sottopagate di occupazione, accettando così una forma di "competizione" per l'accesso al lavoro diversa da quella del tipico "concorso pubblico", una forma di competizione cioè basata su un'asta al "ribasso" (lavora chi accetta le condizioni peggiori, insomma)?
Oppure, semplicemente, in questo paese pieno di disoccupati i giovani si stanno abituando all'idea di sopravvivere rimanendo a carico degli anziani (genitori) il più a lungo possibile?
Blog di un tecnico radiologo. Informazioni e opinioni sulla professione radiologica, anche a beneficio di curiosi e pazienti.
sabato 1 agosto 2015
Non ci sono più i disoccupati di una volta.
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giovedì 11 giugno 2015
Se tu fossi un imprenditore, sceglieresti così i tuoi dipendenti? (E ti spiego anche la CESM, in meno di 10 righe e in soli 740 km).
Questa è la breve cronaca di una giornata abbastanza ordinaria di un tecnico di radiologia disoccupato.
Una delle tante giornate in cui un tecnico di radiologia disoccupato, d'ora in avanti per brevità candidato, si proietta, freneticamente, in una città italiana, in genere mediamente o molto lontana dalla sua residenza, per sottoporsi alle liturgie previste per una selezione pubblica (avviso, concorso etc.), per poi altrettanto velocemente tornare a casa, stanco e quantomeno perplesso.
Il candidato, il quale nei giorni precedenti, nonostante l'avanzare ormai pervasivo della torrida estate, ha ripassato una notevole mole di argomenti, per non lasciare nulla d'intentato neppure stavolta, si è accordato - per rispamiare le insostenibili spese dovute a queste trasferte - con altri colleghi, per condividere il viaggio.
Poichè la prova è stata fissata prestissimo, come quasi sempre avviene - non certo per favorire i candidati forestieri - il candidato punta la sveglia alle 3.30, prima dell'alba, e tenta in ogni modo di prendere sonno a un orario che per afa e abitudini risulta essere assolutamente improbo.
Il candidato al trillo molesto si leva di scatto, nonostante tutto, e in meno di mezz'ora è già on the road, alle 4 del mattino, pronto a irrompere nell'oscurità della notte lanciando a 130 km/h il suo fido, argenteo destriero, che poi è in realtà un utilitaria vecchia di 15 anni e millemila chilometri, l'unica auto che il candidato perennemente in cerca di lavoro può permettersi, tuttora.
Bisogna raggiungere, entro pochi minuti, una cittadina lontana 70 km, dove far tappa per unirsi agli altri colleghi, salendo a bordo di una più affidabile e prestante autovettura, più idonea per coprire gli altri 300 km che separano il candidato dal traguardo di giornata.
Oggi il candidato coprirà dunque circa 740 km in auto, nell'arco di 10 ore, prova di concorso inclusa.
L'autostrada è sgombra, la colazione all'autogrill tristerrima, le toilette come sempre putrescenti già alle 7 del mattino, e caldissime (o alternativamente gelide), come sono sempre le toilette degli autogrill.
Con largo anticipo il candidato raggiunge la cittadina sede della selezione, ridente, si dice così, cittadina balneare, di cui il candidato avrà tempo di conoscere bene soltanto le buche che costellano l'asfalto di ogni strada, fra lo svincolo dell'A14 e il luogo della prova.
Il candidato si predispone insieme agli altri nelle due file previste per la registrazione dei partecipanti: oggi c'è una novità, viene richiesta la fotocopia del documento (oltre al documento stesso), chissà per quale oscuro motivo, visto che la fotocopia del documento è stata già allegata dal candidato nella domanda di ammissione, ovvero nel plico di circa 15 pagine inviato via Pec a suo tempo. Il candidato tuttavia, nonostante la levataccia, non ha dimenticato questa ulteriore incombenza burocratica e si allinea nella coda con gli altri, sotto il sole già cocente.
Superato questo step, il candidato si posiziona all'interno del palazzetto dello sport - i presenti sono circa la metà degli ammessi, saranno 156 alla fine, e ormai solo stadi e palazzetti possono ospitare in modo adeguato masse così numerose. I candidati, e anche il nostro candidato, vengono infatti esortati a lasciare liberi almeno 2 posti ai lati del proprio, da ciascuna parte, per assicurare la regolarità: a nessuno tuttavia viene in mente che sarà facile sbirciare la prova del candidato posizionato davanti, trattandosi di una gradinata che dunque offre molte opportunità - a chi volesse sfruttarle - in tal senso.
Finalmente avviene l'estrazione della prova: come ormai il candidato sa bene, infatti, la prova viene estratta fra almeno 3 buste, per assicurare un minimo di casualità nella formulazione delle domande.
Tuttavia la casualità in questo caso è molto limitata: la prova consisterà infatti in sole 2 domande aperte, da svolgere nell'arco di 30 minuti e di 10 righe di spazio per domanda; dunque complessivamente le domande predisposte sono soltanto 6, e formulate in modo molto secco, generico.
Si dà lettura dunque delle domande non estratte, le quali risultano piuttosto ardue e soprattutto troppo ampie, generiche, rispetto ai pochi minuti e al poco spazio concesso per rispondere.
Il candidato ad es. si interroga quasi sconvolto, chiedendosi come sia possibile illustrare le principali proiezioni radiologiche per l'esame della spalla in sole 10 piccole righe di spazio. Anche solo ad elencarle, il candidato conosce almeno 10 proiezioni diverse: una per riga, che senso ha compilare un elenco del genere, però?
Viene infine data lettura della prova sorteggiata. La prima domanda concerne il linfonodo sentinella: ovvero si tratta di descrivere in pochissime righe un esame piuttosto complesso, svolto nell'ambito della medicina nucleare, che permette al chirurgo, mediante l'utilizzo di una apposita sonda, di individuare in sede operatoria il primo linfonodo potenzialmente raggiunto da metastasi tumorali (e dal tracciante radioattivo iniettato in zona peritumorale), in modo da poterlo estrarre e sottoporre a analisi istologica senza intervenire anche su tutti i linfonodi successi (se non necessario).
Il candidato per fortuna ha studiato approfonditamente la medicina nucleare nel suo corso di laurea e ricorda ancora le numerose lezioni tenute dai suoi docenti anche con riguardo a questa metodica.
Al contrario, la seconda domanda provoca lo sgomento del candidato e anche - con suo sollievo - di quasi tutti gli altri candidati presenti.
Il presidente di commissione si limita infatti a pronunciare una sigla.
CESM.
Violando ogni regola (era stato richiesto perfino di togliere le batterie dai cellulari), i candidati iniziano freneticamente a consultarsi fra di loro, sfidando anche la vigilanza peraltro molto distratta e poco numerosa - il candidato infatti nota che nessuno di coloro che parlano viene richiamato, come se la prova non fosse di fatto già iniziata, come in effetti in realtà lo è.
Di fronte al mormorio generale, il presidente della commissione generosamente riformula la domanda in modo più esplicativo:
Contrast-Enhanced Spectral Mammography .
Una delle tante giornate in cui un tecnico di radiologia disoccupato, d'ora in avanti per brevità candidato, si proietta, freneticamente, in una città italiana, in genere mediamente o molto lontana dalla sua residenza, per sottoporsi alle liturgie previste per una selezione pubblica (avviso, concorso etc.), per poi altrettanto velocemente tornare a casa, stanco e quantomeno perplesso.
Il candidato, il quale nei giorni precedenti, nonostante l'avanzare ormai pervasivo della torrida estate, ha ripassato una notevole mole di argomenti, per non lasciare nulla d'intentato neppure stavolta, si è accordato - per rispamiare le insostenibili spese dovute a queste trasferte - con altri colleghi, per condividere il viaggio.
Poichè la prova è stata fissata prestissimo, come quasi sempre avviene - non certo per favorire i candidati forestieri - il candidato punta la sveglia alle 3.30, prima dell'alba, e tenta in ogni modo di prendere sonno a un orario che per afa e abitudini risulta essere assolutamente improbo.
Il candidato al trillo molesto si leva di scatto, nonostante tutto, e in meno di mezz'ora è già on the road, alle 4 del mattino, pronto a irrompere nell'oscurità della notte lanciando a 130 km/h il suo fido, argenteo destriero, che poi è in realtà un utilitaria vecchia di 15 anni e millemila chilometri, l'unica auto che il candidato perennemente in cerca di lavoro può permettersi, tuttora.
Bisogna raggiungere, entro pochi minuti, una cittadina lontana 70 km, dove far tappa per unirsi agli altri colleghi, salendo a bordo di una più affidabile e prestante autovettura, più idonea per coprire gli altri 300 km che separano il candidato dal traguardo di giornata.
Oggi il candidato coprirà dunque circa 740 km in auto, nell'arco di 10 ore, prova di concorso inclusa.
L'autostrada è sgombra, la colazione all'autogrill tristerrima, le toilette come sempre putrescenti già alle 7 del mattino, e caldissime (o alternativamente gelide), come sono sempre le toilette degli autogrill.
Con largo anticipo il candidato raggiunge la cittadina sede della selezione, ridente, si dice così, cittadina balneare, di cui il candidato avrà tempo di conoscere bene soltanto le buche che costellano l'asfalto di ogni strada, fra lo svincolo dell'A14 e il luogo della prova.
Il candidato si predispone insieme agli altri nelle due file previste per la registrazione dei partecipanti: oggi c'è una novità, viene richiesta la fotocopia del documento (oltre al documento stesso), chissà per quale oscuro motivo, visto che la fotocopia del documento è stata già allegata dal candidato nella domanda di ammissione, ovvero nel plico di circa 15 pagine inviato via Pec a suo tempo. Il candidato tuttavia, nonostante la levataccia, non ha dimenticato questa ulteriore incombenza burocratica e si allinea nella coda con gli altri, sotto il sole già cocente.
Superato questo step, il candidato si posiziona all'interno del palazzetto dello sport - i presenti sono circa la metà degli ammessi, saranno 156 alla fine, e ormai solo stadi e palazzetti possono ospitare in modo adeguato masse così numerose. I candidati, e anche il nostro candidato, vengono infatti esortati a lasciare liberi almeno 2 posti ai lati del proprio, da ciascuna parte, per assicurare la regolarità: a nessuno tuttavia viene in mente che sarà facile sbirciare la prova del candidato posizionato davanti, trattandosi di una gradinata che dunque offre molte opportunità - a chi volesse sfruttarle - in tal senso.
Finalmente avviene l'estrazione della prova: come ormai il candidato sa bene, infatti, la prova viene estratta fra almeno 3 buste, per assicurare un minimo di casualità nella formulazione delle domande.
Tuttavia la casualità in questo caso è molto limitata: la prova consisterà infatti in sole 2 domande aperte, da svolgere nell'arco di 30 minuti e di 10 righe di spazio per domanda; dunque complessivamente le domande predisposte sono soltanto 6, e formulate in modo molto secco, generico.
Si dà lettura dunque delle domande non estratte, le quali risultano piuttosto ardue e soprattutto troppo ampie, generiche, rispetto ai pochi minuti e al poco spazio concesso per rispondere.
Il candidato ad es. si interroga quasi sconvolto, chiedendosi come sia possibile illustrare le principali proiezioni radiologiche per l'esame della spalla in sole 10 piccole righe di spazio. Anche solo ad elencarle, il candidato conosce almeno 10 proiezioni diverse: una per riga, che senso ha compilare un elenco del genere, però?
Viene infine data lettura della prova sorteggiata. La prima domanda concerne il linfonodo sentinella: ovvero si tratta di descrivere in pochissime righe un esame piuttosto complesso, svolto nell'ambito della medicina nucleare, che permette al chirurgo, mediante l'utilizzo di una apposita sonda, di individuare in sede operatoria il primo linfonodo potenzialmente raggiunto da metastasi tumorali (e dal tracciante radioattivo iniettato in zona peritumorale), in modo da poterlo estrarre e sottoporre a analisi istologica senza intervenire anche su tutti i linfonodi successi (se non necessario).
Il candidato per fortuna ha studiato approfonditamente la medicina nucleare nel suo corso di laurea e ricorda ancora le numerose lezioni tenute dai suoi docenti anche con riguardo a questa metodica.
Al contrario, la seconda domanda provoca lo sgomento del candidato e anche - con suo sollievo - di quasi tutti gli altri candidati presenti.
Il presidente di commissione si limita infatti a pronunciare una sigla.
CESM.
Violando ogni regola (era stato richiesto perfino di togliere le batterie dai cellulari), i candidati iniziano freneticamente a consultarsi fra di loro, sfidando anche la vigilanza peraltro molto distratta e poco numerosa - il candidato infatti nota che nessuno di coloro che parlano viene richiamato, come se la prova non fosse di fatto già iniziata, come in effetti in realtà lo è.
Di fronte al mormorio generale, il presidente della commissione generosamente riformula la domanda in modo più esplicativo:
Contrast-Enhanced Spectral Mammography .
Come il candidato apprenderà poco più tardi, parlando con svariati colleghi all'uscita, nonchè durante il viaggio di ritorno e poi a casa, confrontandosi con altri candidati sui vari social network, si tratta di una tecnica di studio della mammella molto innovativa, ancora raramente utilizzata (anche perchè richiede software e hardware particolari e protocolli e formazione specifica), introdotta da non più di 2-3 anni solo in pochissimi centri in Italia e nel mondo.
Il candidato (che ha conseguito la laurea col massimo dei voti e ritiene di avere una buona preparazione tecnica, in generale), come tanti altri, si domanda come sia possibile che una domanda così specifica, su un argomento sia pur tecnico, ma estremamente innovativo e particolare, sia presente all'interno di una selezione basata, per giunta, su sole due domande secche.
L'obiettivo della commissione è individuare un candidato onnisciente, o forse un candidato specificamente preparato su determinate tecniche innovative ben precise?
L'obiettivo della commissione è individuare un candidato onnisciente, o forse un candidato specificamente preparato su determinate tecniche innovative ben precise?
Un altro candidato, preso dallo sgomento, interroga un commissario a prova già ampiamente iniziata: che tipo di risposta bisogna dare alle domande, chiede, cercando di cogliere qualche suggerimento che a quel punto per alcuni potrebbe essere tardivo.
Il commissario mormora qualche parola, dice che le domande riguardano soprattutto il ruolo del tecnico.
Il candidato, che è uno un po' pignolo, e che ha già scritto la risposta alla prima domanda, non si trattiene e interviene: non si possono dare suggerimenti sulle risposte a prova già iniziata. Il candidato si domanda cosa fare, stracciare il foglio e riscrivere la risposta daccapo? Gli permetteranno di farlo? Alla fine decide di lasciar perdere, e affronta la seconda domanda.
Come rispondere, tuttavia, a una domanda di cui non conosceva fino ad oggi praticamente nulla?
Il candidato spreme, con la forza di una razionalità allenata da anni e anni di prove di concorso, esami universitari e decenni di studio, goccia a goccia da quelle 4 parole in cui si articola la sigla CESM.
Qualcosa, per fortuna genericamente in modo corretto, riesce a scrivere: si tratta di una tecnica diagnostica, applicata allo studio della mammella, che, utilizzando un normale apparecchio mammografico e le comuni proiezioni della mammografia, ma aggiungendo l'utilizzo del mezzo di contrasto iodato, permette di individuare più precisamente le modificazioni, a livello vascolare, eventualmente indotte dalla presenza di una lesione patologica all'interno del seno. Per fare ciò, si utilizza un doppio set di immagini, realizzate mediante l'utilizzo di due livelli di energia diversi (più precisamente, un set a basso kv e uno ad alto kv) e operando una sottrazione di energia fra le due immagini: ciò che rimane, sostanzialmente soppressa l'immagine di base del tessuto mammario, è la visualizzazione delle aree dove è avvenuto l'enhancement dello iodio.
Il candidato tutto questo non lo sa ancora, lo scoprirà solo più tardi, compulsando freneticamente internet alla ricerca dei pochi articoli, quasi tutti in inglese, che illustrano dettagliatamente questa tecnica innovativa. Tuttavia molte di queste cose riesce, in qualche modo, a immaginarle: lavorando di ragione e di fantasia, non avendo altro a disposizione.
Taluni candidati, forse, nella confusione generale, riescono ad attingere anche ad altre risorse, oltre alla ragione e alla fantasia. Il candidato, per evitare di assistere ulteriormente a queste scene, preferisce allontanarsi anzitempo: a soli 15 minuti dall'inizio della prova, consegna, ci vuole veramente poco alla fine a scrivere 20 righe in tutto.
Dopo aver atteso i colleghi con i quali condividerà il viaggio di ritorno, finalmente il candidato si allontana dalla sede della prova. Stanchissimo - il ritorno è quasi sempre il momento in cui tutta la delusione, la frustrazione, la pesantezza della condizione del disoccupato viene a galla - fa ritorno a casa 10 ore dopo essere partito, ed esausto si getta sul letto, finalmente dorme.
Bisognerà pure che qualcuno si chieda - questo pensa il candidato, e lo pensa tante volte, quasi come arrovellandosi la testa intorno a questo pensiero - se una qualunque azienda privata sceglierebbe i suoi lavoratori - in ambiti particolarmente specialistici - in questi modi. Mettendo 156 persone dentro un palazzetto dello sport a rispondere a due domande aperte, una delle quali ultraspecialistica, in poche righe, in pochi minuti; e assegnando con ampia discrezionalità punti da 0 a 10 a ciascuna risposta, secondo criteri sui quali in sostanza nulla è dato sapere prima.
Vincerà il migliore, o il migliore sarà colui che ha vinto, pensa alla fine il candidato.
E torna a dormire. Buona notte, buona notte infinita.
domenica 7 giugno 2015
Più di 130 posti di lavoro, per caso ve li siete persi?
Da quando mi sono laureato in tecniche di radiologia medica, il 15 novembre 2013, mi sono occupato con tutta l'attenzione e la perseveranza possibile di cercare bandi e annunci di lavoro, in modo da non perdere nessuna occasione, essendomi reso conto subito di quante poche fossero, le occasioni da non perdere.
A proposito, prima di entrare nel vivo del discorso, avete mai fatto un salto sul "trovalavoro" del servizio sanitario inglese? Ve lo consiglio. Se non altro per confrontarlo col nostro analogo....come dite? Effettivamente non c'è, un sito analogo, da noi. Gli annunci e i bandi, appunto, bisogna cercarseli da soli, come ho spiegato in un altro post.
La ricerca di questi bandi si è rivelata subito molto difficoltosa, appunto; e in qualche caso, qualche bando è sfuggito anche a me, soprattutto all'inizio, quando ancora non ero molto esperto nella metodologia da applicare a questa ricerca.
Tuttavia sono riuscito a recuperare informazioni su pressocchè tutti i bandi usciti in questi 569 giorni (ovvero, più di un anno e mezzo). Questo catalogo che ho cercato di compilare permette di valutare in modo più organico la effettiva consistenza dei nuovi posti di lavoro offerti ai tecnici di radiologia negli ultimi 18 mesi dal servizio sanitario nazionale.
Sinteticamente si tratta di circa 130 "posti di lavoro" (mi riferisco a quelli ufficialmente messi a bando; naturalmente dalle graduatorie ricavate da avvisi e concorsi sono poi stati chiamati ulteriori candidati idonei, probabilmente arrivando a una cifra pari approssimativamente al doppio, quanto a nuove assunzioni, questo senza tener presente le numerose graduatorie già in essere e i concorsi e avvisi già aperti prima del novembre 2013).
Di questi:
- 37 posti riguardano concorsi a tempo indeterminato
- 35 posti riguardano avvisi a tempo determinato
- 30 posti riguardano incarichi l.p. a partita iva
- 13 posti riguardano borse di studio
- I rimanenti afferiscono ad altre tipologie contrattuali.
Come risulta evidente, dei 130 posti messi a bando in questi 18 mesi, solo 37 riguardano nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato: ovvero, meno di 3 posti su 10, meno del 30%. Tutti gli altri sono posti di lavoro "precari", ai quali vanno aggiunti, verosimilmente, alcuni incarichi con "contratti di somministrazione" gestiti da alcune aziende sanitarie tramite agenzie per il lavoro: in questo caso ovviamente non è stato pubblicato alcun bando, trattandosi di una selezione anomala gestita tramite soggetti privati (per una tipologia di lavoro tipicamente precario e di breve durata).
C'è poi un'altra analisi che va fatta, su questi dati.
Ovvero: quante di queste procedure, nel corso di questi 18 mesi, si sono effettivamente concluse con la pubblicazione della graduatoria e l'assunzione dei vincitori?
Ovvero: quante di queste procedure, nel corso di questi 18 mesi, si sono effettivamente concluse con la pubblicazione della graduatoria e l'assunzione dei vincitori?
Forse paradossalmente (o forse no) sono soprattutto le procedure relative a posti più precari (p.iva a bassa remunerazione, borse di studio, co.co.co e incarichi a tempo determinato per pochi mesi) a concludersi più velocemente.
Gli avvisi per graduatorie a tempo determinato impiegano spesso fino a un anno di tempo, prima di essere espletati (come avvenuto, ad es., con l'avviso per 5 posti a Latina, o l'avviso appena espletato e ancora in attesa di graduatoria, dopo un anno dalla pubblicazione, presso l'Asl Umbria 2).
Gli avvisi per graduatorie a tempo determinato impiegano spesso fino a un anno di tempo, prima di essere espletati (come avvenuto, ad es., con l'avviso per 5 posti a Latina, o l'avviso appena espletato e ancora in attesa di graduatoria, dopo un anno dalla pubblicazione, presso l'Asl Umbria 2).
Quanto ai concorsi a tempo indeterminato, i tempi per il loro espletamento sembrano potersi dilatare ulteriormente, tanto da far pensare a una sorta di "annuncite", quella malattia tipicamente italiana che comporta, in sostanza, una supplenza a lungo termine operata dalle promesse, nei confronti dei fatti.
Attualmente, è atteso l'espletamento dei concorsi di: Aviano (da autunno scorso); Bari IRCSS (dall'inverno); Biella (tuttora aperto); Crema (scaduto ad aprile); Matera (scaduto da poco) ; Milano ICP e Milano Sacco (scaduti da parecchio entrambi); Sanluri (scaduto a febbraio); Taranto.
Si tratta di decine di posti di lavoro, i pochi peraltro a tempo indeterminato - e di concorsi per i quali sono state pagate in molti casi anche delle tasse di concorso che, sommate fra loro, rappresentano un ulteriore e vergognoso esborso a carico di chi sta cercando una occupazione.
Come mai l'espletamento dei POCHI bandi a tempo indeterminato è così lento? Di tanto in tanto arrivano addirittura indiscrezioni relativi al possibile annullamento di alcuni di questi bandi.
A questi bandi dovrebbe aggiungersi, fra l'altro, a breve un ulteriore concorso a tempo indeterminato, presso l'Asl di Bari.
Vi sembrano tanti, 130 nuovi posti di lavoro in 18 mesi, di cui il 70% posti del tutto precari?
Considerate allora che nello stesso arco di tempo si sono laureati circa 1700-1800 nuovi tecnici di radiologia.
Sembra esserci, come dire, una leggera sproporzione fra domanda e offerta di lavoro, per i tecnici di radiologia, ultimamente.....
Si tratta di decine di posti di lavoro, i pochi peraltro a tempo indeterminato - e di concorsi per i quali sono state pagate in molti casi anche delle tasse di concorso che, sommate fra loro, rappresentano un ulteriore e vergognoso esborso a carico di chi sta cercando una occupazione.
Come mai l'espletamento dei POCHI bandi a tempo indeterminato è così lento? Di tanto in tanto arrivano addirittura indiscrezioni relativi al possibile annullamento di alcuni di questi bandi.
A questi bandi dovrebbe aggiungersi, fra l'altro, a breve un ulteriore concorso a tempo indeterminato, presso l'Asl di Bari.
Vi sembrano tanti, 130 nuovi posti di lavoro in 18 mesi, di cui il 70% posti del tutto precari?
Considerate allora che nello stesso arco di tempo si sono laureati circa 1700-1800 nuovi tecnici di radiologia.
Sembra esserci, come dire, una leggera sproporzione fra domanda e offerta di lavoro, per i tecnici di radiologia, ultimamente.....
mercoledì 3 giugno 2015
La solitudine del malato e il dovere di comunicare (perchè anche il tecnico di radiologia è dotato di parola)
"Perchè mi guardi e non favelli?"
(G.Giacosa,
tradizionalmente attribuita a Michelangelo)
Poichè il lavoro del tecnico di radiologia si compie - per lo più - mediante l'utilizzo di radiazioni ionizzanti, esso espone il professionista sanitario al contatto con il paziente, un contatto che è in genere mediato dall'utilizzo di macchine - ma che ineludibilmente genera una relazione, breve, prolungata o reiterata nel tempo, fra colui che utilizza le radiazioni e colui che lo riceve.
Le radiazioni, in un certo senso, sono parte di questa relazione, ovvero è attraverso di esse che, pur senza un diretto contatto fisico, il paziente e il TSRM raggiungono il momento centrale e culminante della loro relazione, che sia essa finalizzata alla produzione di immagini diagnostiche o piuttosto alla messa in atto di una terapia basata sull'utilizzo di un fascio di raggi x ad alta energia.
Più volte tuttavia mi sono reso conto, discutendo con colleghi in varie sedi, on-line e off-line, che - forse anche a causa della formazione ricevuta dal tecnico di radiologia, particolarmente incentrata sull'atto tecnico in senso stretto, e probabilmente anche a causa della scarsa autonomia concessa al tecnico di radiologia dall'attuale quadro normativo riguardante la professione - per molti tecnici di radiologia questo momento, sia pur culminante, consistente nell'utilizzare in modo tecnicamente adeguato i raggi x sul corpo del paziente, esaurisce quasi del tutto il compito del tecnico, saturando per così dire le aspettative relazionali dell'uno e dell'altro dei soggetti coinvolti.
Allo stesso tempo, sempre più spesso si assiste da parte dei pazienti, in particolare da quando internet ha messo a disposizione di tutti una gamma sempre più ampia di opportunità di approfondimento, di conoscenza, all'emergere di un desiderio di sapere, di una domanda di conoscenza che - considerando il contesto, in cui ne va della propria salute e quindi si manifesta tutta la vulnerabilità emotiva che ciascuno di noi sperimenta quando è costretto a percepire l'angoscia della propria finitezza - è sempre e comunque anche una domanda intrisa di bisogni affettivi, sociali, di rassicurazione e così via.
Può il tecnico di radiologia ignorare questa domanda, questi bisogni del paziente, magari ritenendosi esente da queste questioni in quanto di competenza di volta in volta dell'infermiere, dello psicologo, del medico, se non addirittura dell'eventuale parentela del paziente o del paziente stesso ( il quale dovrebbe evitare quindi di importunare il personale sanitario con i suoi bisogni eccessivi e con le sue domande non strettamente di routine)?
A mio avviso questa è una delle competenze che tutti i professionisti sanitari, e fra i primi proprio il tecnico di radiologia e radioterapia, che svolge mansioni che lo pongono spesso in prima linea nel contatto col paziente (in situazioni che spesso rappresentano momenti drammatici e centrali nella vita del paziente, basti pensare a esami diagnostici dai quali il paziente si attende la diagnosi definitiva di una patologia particolarmente grave, o cure radioterapiche altrettanto decisive, in cui il paziente si "gioca" tutte le sue aspettative di sopravvivenza), dovrebbero sviluppare, soprattutto in un tempo in cui le macchine sembrano quasi poter svolgere da sole la maggior parte dei compiti strettamente tecnici, esonerando il tecnico di radiologia da onerose e complesse routine legate agli aspetti più direttamente procedurali.
Due esempi pratici che ho avuto modo di considerare in questi giorni mi hanno spinto ad approfondire queste riflessioni e a interrogarmi, appunto, sui limiti della nostra formazione per quanto riguarda la relazione e la comunicazione col paziente.
In un primo caso mi sono imbattuto nell'esperienza, riportata su internet, di un collega, il quale lamentava lo stress causatogli da un episodio verificatosi durante un esame radiologico al quale aveva sottoposto una bambina di 6 anni. Si trattava di un "semplice" rx del torace; per rassicurare o divertire la bambina, il tecnico di radiologia aveva ritenuto opportuno mostrarle l'immagine radiologica, in particolare sottolineando la possibilità di vedere il cuore. La bambina aveva reagito male, rispondendo con tono quasi offeso "io non sono così brutta", probabilmente spaventata o disturbata dalla visione delle ossa e in generale di una anatomia, per quanto normale, alla quale era probabilmente portata ad associare connotati negativi o spaventosi. Il tecnico di radiologia riteneva il comportamento della bambina frutto di cattiva educazione e altri professionisti sanitari convenivano con questa interpretazione, in taluni casi addirittura suggerendo la necessità di punizioni corporali nei confronti della bambina, da parte dei suoi genitori - "se mia figlia facesse così le arriverebbe uno schiaffone", questo era il tono di alcuni commenti.
Senza dover approfondire troppo l'analisi di questo caso, appare subito evidente l'approccio poco competente del tecnico di radiologia il quale non ha saputo tener conto della specificità psicologica di un paziente di così tenera età, assumendo un atteggiamento comunicativo probabilmente idoneo al rapporto con pazienti più adulti - misconoscendo l'impressione che avrebbero potuto suscitare, in una persona del tutto nuova a queste esperienza, immagini dell'interno del corpo e in particolare dello scheletro - che l'inconscio immediatamente associa all'evidenza della mortalità, della morte (scheletro è ciò che resta di un corpo consumato dalla morte).
Presupposto indispensabile della comunicazione è tener conto non solo delle proprie condizioni e aspettative, ma anche delle condizioni in cui si svolge la comunicazione e, ancor più, delle caratteristiche e dei bisogni dell'altro soggetto coinvolto nella comunicazione: non tener conto di tutto questo, oltre a causare un disagio nel paziente, provoca anche uno stress nel TSRM il quale sperimenta il fallimento di un tentativo di comunicazione pure condotto in buona fede.
Un altro esempio pratico, peraltro piuttosto ricorrente, è consistito nella domanda, posta da un paziente su un forum specialistico, riguardo i danni causati dall'esposizione alle radiazioni durante l'esecuzione di particolari esami radiologici (in TC), i quali comportano sicuramente una esposizione abbastanza elevata. Il paziente, evidentemente profano in materia, chiedeva soprattutto spiegazioni riguardo la possibilità che macchinari più "moderni", ad es. dotati di un maggior numero di strati rispetto ad apparati più obsoleti, consentissero una riduzione dell'esposizione e quindi dei conseguenti eventuali danni alla sua salute.
Sbrigativamente, gli amministratori del forum hanno provveduto a bloccare la discussione, ritenendo opportuno probabilmente non fornire suggerimenti personalizzati a pazienti in merito a questioni che riguardano la loro salute - questioni che correttamente il paziente dovrebbe porre innanzitutto ai medici con i quali interagisce (curante, prescrivente etc.).
Ho ritenuto tuttavia fornire in privato alcune spiegazioni al paziente, perchè pur nel mio ruolo di tecnico di radiologia, ritengo un dovere anche deontologico (come del resto evidenziato dal nostro codice di deontologia, ai punti 3.4 e 3.5), instaurare una comunicazione col paziente finalizzata al miglioramento della sua conoscenza "tecnica", ma, anche, finalizzata a superare o alleviare quella condizione di solitudine che il paziente e vieppiù il malato finisce per sperimentare, nel momento in cui si trova ad affrontare il confronto diretto con le procedure della diagnosi, della terapia, e con tutte le sofferenze, le paure e le aspettative che sono legate a queste dinamiche.
Il paziente che chiede "una macchina a 256 strati è meglio di una a 8 strati, per quanto riguarda la dose di radiazioni?" non deve a mio avviso essere considerato soltanto un petulante disturbatore; più probabilmente si tratta di una persona che non ha ancora trovato, nell'ambito del personale sanitario con cui è venuto a contatto, l'interlocutore capace di comunicare in maniera adeguata alle sue capacità di comprensione e alla sua condizione psicologica, permettendogli di superare o almeno di attenuare la situazione di inevitabile ansietà a cui si trova esposto.
Non si tratta pertanto di fornire semplici e sommarie notizie tecniche (del tipo "la dose sarà di x mSv, equivalenti a un rischio aggiuntivo di cancro dello 0,0...".), ma di accettare un rapporto, per quanto limitato nel tempo e nella intensità, con l'emotività del paziente; anche considerando che la maggior parte della comunicazione, in qualunque caso, si svolge non fra le componenti più razionali dei soggetti coinvolti, ma in ambiti più legati alle emozioni dell'uno e dell'altro partner della relazione.
Proprio mentre riflettevo su tutto questo, leggo stasera questa dichiarazione di Emma Bonino, che di recente ha vissuto la condizione di paziente per una grave patologia oncologica, attualmente in remissione:
"Mi ha aiutato moltissimo anche avere fiducia nella mia equipe medica: non sono mai andata su internet a cercare informazioni sulla mia malattia ma il mio oncologo, il mio radioterapista e la mia nutrizionista mi hanno aiutato".
Mi piace pensare che in quella equipe medica, insieme a medici sicuramente altamente specializzati, fossero presenti anche tecnici di radiologia i quali hanno saputo instaurare col paziente una comunicazione adeguata, alleviando la solitudine e l'ansia causata dall'esperienza della malattia e dai dubbi e timori da essa causati - consentendo così al paziente di non sentire più l'esigenza di cercare risposte "su internet" ai suoi bisogni di rassicurazione, alla sua domanda, non solo di conoscenza ma soprattutto di....comprensione, solidarietà, umanità.
Non compassione insomma, ma empatia finalizzata anche a una maggiore possibilità di successo della diagnosi e della terapia.
sabato 30 maggio 2015
Un po' di dati: ovvero, da dove vengono migliaia di tecnici di radiologia disoccupati.
Nell'anno solare, in un certo senso annus horribilis, 2013, secondo le statistiche del Miur terminarono il corso di studi in tecniche di radiologia, conseguendo la relativa laurea e abilitazione professionale, ben 1127 studenti, fra i quali - nella sessione autunnale - anche il sottoscritto.
Mi riprometto di raccogliere con più precisione anche i dati degli anni precedenti, ma ritengo che questo sia stato l'anno in cui è stato raggiunto il record, quanto al numero di nuovi TSRM "prodotti" e immessi sul mercato del lavoro (e della disoccupazione) dal sistema universitario.
Com'è stato subito evidente - a chi si è trovato fra quei 1127 - e come i numeri, per quanto confusi, hanno dimostrato anche da un punto di vista statistico, un tale numero di laureati rappresentava un vistoso surplus, rispetto alla reale disponibilità di posti di lavoro, ancorchè in buona parte posti precari e sottopagati, nel sistema sanitario pubblico e privato italiano.
Come infatti i dati di Almalaurea (che registra annualmente i tassi di occupazione dei laureati nei diversi corsi di laurea, sia pure individuando come occupati coloro che svolgono lavori anche transitori e non necessariamente corrispondenti alla propria qualifica professionale) hanno mostrato, di quei 1127 meno della metà aveva trovato una qualsivoglia occupazione, dopo 12 mesi dal conseguimento del titolo.
Come più volte ho avuto modo di ripetere in varie sedi, tuttavia, un monitoraggio preciso del numero di TSRM disoccupati o sottoccupati non è al momento disponibile e non è stato mai portato a termine a livello nazionale, neppure in anni precedenti. E' pertanto molto difficile individuare da un punto di vista statistico l'evoluzione del disagio occupazionale della categoria, e determinare in quale momento e in che misura si sia verificato il passaggio da una situazione in cui l'iscrizione al corso di laurea in tecniche di radiologia offriva uno sbocco occupazionale post-laurea pressocchè immediato e garantito, a una situazione in cui questo titolo di studio è divenuto uno dei meno spendibili, sul mercato del lavoro, fra quelli che rientrano nell'area delle professioni sanitarie.
Di recente mi sono imbattuto in un dato che mi ha suscitato una certa impressione: all'incirca nel 2008, i TSRM iscritti all'albo risultavano 21600. Attualmente, 7 anni dopo, il numero è salito a 27500 (circa). Si tratta di un aumento vicino al 30 % nel numero di tecnici di radiologia disponibili sul mercato del lavoro, aumento che non ha praticamente corrispondenza col numero di TSRM effettivamente occupati nel SSN (che sono rimasti fermi intorno ai 16.000 circa, negli ultimi anni).
Quale parte del mercato del lavoro avrebbe dunque dovuto assorbire, questo maggior numero (circa 6000 in più) di tecnici di radiologia, considerando che ormai il SSN da diversi anni tende a stabilizzare o addirittura a ridurre il personale dipendente? Com'è evidente, per quanto in lieve crescita, il mercato privato non poteva (e non può) assorbire di colpo un numero così elevato di neolaureati, considerando anche le caratteristiche occupazionali tipiche del mercato privato (ovvero la tendenza ad aumentare la produttività del lavoro riducendo al minimo il costo del personale).
E' difficile dunque individuare esattamente le responsabilità di un così scellerato ed evidente errore di programmazione nella definizione dei fabbisogni formativi e dei numeri per l'accesso programmato al corso di laurea in tecniche di radiologia.
Una tabella elaborata recentemente dal dr. Mastrillo, per l'Osservatorio del Miur sulle professioni sanitarie, riepiloga in modo statisticamente preciso l'andamento anno per anno del numero di iscritti (anche in relazione alle richieste della categoria, delle regioni e delle università, e con riferimento al relativo dato sull'occupazione a 1 anno secondo Almalaurea):
Mi riprometto di raccogliere con più precisione anche i dati degli anni precedenti, ma ritengo che questo sia stato l'anno in cui è stato raggiunto il record, quanto al numero di nuovi TSRM "prodotti" e immessi sul mercato del lavoro (e della disoccupazione) dal sistema universitario.
Com'è stato subito evidente - a chi si è trovato fra quei 1127 - e come i numeri, per quanto confusi, hanno dimostrato anche da un punto di vista statistico, un tale numero di laureati rappresentava un vistoso surplus, rispetto alla reale disponibilità di posti di lavoro, ancorchè in buona parte posti precari e sottopagati, nel sistema sanitario pubblico e privato italiano.
Come infatti i dati di Almalaurea (che registra annualmente i tassi di occupazione dei laureati nei diversi corsi di laurea, sia pure individuando come occupati coloro che svolgono lavori anche transitori e non necessariamente corrispondenti alla propria qualifica professionale) hanno mostrato, di quei 1127 meno della metà aveva trovato una qualsivoglia occupazione, dopo 12 mesi dal conseguimento del titolo.
Come più volte ho avuto modo di ripetere in varie sedi, tuttavia, un monitoraggio preciso del numero di TSRM disoccupati o sottoccupati non è al momento disponibile e non è stato mai portato a termine a livello nazionale, neppure in anni precedenti. E' pertanto molto difficile individuare da un punto di vista statistico l'evoluzione del disagio occupazionale della categoria, e determinare in quale momento e in che misura si sia verificato il passaggio da una situazione in cui l'iscrizione al corso di laurea in tecniche di radiologia offriva uno sbocco occupazionale post-laurea pressocchè immediato e garantito, a una situazione in cui questo titolo di studio è divenuto uno dei meno spendibili, sul mercato del lavoro, fra quelli che rientrano nell'area delle professioni sanitarie.
Di recente mi sono imbattuto in un dato che mi ha suscitato una certa impressione: all'incirca nel 2008, i TSRM iscritti all'albo risultavano 21600. Attualmente, 7 anni dopo, il numero è salito a 27500 (circa). Si tratta di un aumento vicino al 30 % nel numero di tecnici di radiologia disponibili sul mercato del lavoro, aumento che non ha praticamente corrispondenza col numero di TSRM effettivamente occupati nel SSN (che sono rimasti fermi intorno ai 16.000 circa, negli ultimi anni).
Quale parte del mercato del lavoro avrebbe dunque dovuto assorbire, questo maggior numero (circa 6000 in più) di tecnici di radiologia, considerando che ormai il SSN da diversi anni tende a stabilizzare o addirittura a ridurre il personale dipendente? Com'è evidente, per quanto in lieve crescita, il mercato privato non poteva (e non può) assorbire di colpo un numero così elevato di neolaureati, considerando anche le caratteristiche occupazionali tipiche del mercato privato (ovvero la tendenza ad aumentare la produttività del lavoro riducendo al minimo il costo del personale).
E' difficile dunque individuare esattamente le responsabilità di un così scellerato ed evidente errore di programmazione nella definizione dei fabbisogni formativi e dei numeri per l'accesso programmato al corso di laurea in tecniche di radiologia.
Una tabella elaborata recentemente dal dr. Mastrillo, per l'Osservatorio del Miur sulle professioni sanitarie, riepiloga in modo statisticamente preciso l'andamento anno per anno del numero di iscritti (anche in relazione alle richieste della categoria, delle regioni e delle università, e con riferimento al relativo dato sull'occupazione a 1 anno secondo Almalaurea):
Come risulta dai dati, inizialmente - negli anni a cavallo del cambio di millennio, dal 1999 in avanti - è stata proprio la categoria professionale dei tecnici di radiologia a richiedere un forte aumento del numero di posti disponibili, passando dai 600 del 1999 ai 1586 del 2003 (un aumento di quasi 1000 posti in soli 4 anni!), a fronte di una richiesta delle regioni molto più moderata. Successivamente si è poi verificato un ripensamento, per così dire, da parte dell'ordine professionale dei tecnici, a fronte di una richiesta da parte delle regioni progressivamente crescente, che ha trovato una consonanza sempre più piena nelle esigenze delle università: si è così verificato, negli anni dal 2007 in avanti, uno scarto mediamente di 250-300 posti all'anno fra le richieste della categoria e i posti effettivamente messi a bando dalle università. Quest'ultimo dato porterebbe quindi a concludere che questo scarto, portato avanti negli anni, sia stato la vera causa della creazione di una sacca di alcune migliaia di tecnici di radiologia disoccupati (probabilmente 3, forse anche 4000 secondo alcune stime).
Tuttavia, leggendo bene i numeri, non sorge almeno il dubbio che un eccesso di ottimismo, o un errore di programmazione, si sia verificato da parte di tutti i soggetti coinvolti, sia pure in tempi storicamente diversi, quasi in una sorta di staffetta di responsabilità? Com'è stato possibile, da parte della categoria professionale, negli anni fra il 2003 e il 2007, immaginare un fabbisogno di circa 1400 tecnici di radiologia all'anno (quando gli iscritti all'albo già coprivano pienamente le esigenze del SSN, almeno nella maggior parte delle regioni)? Questo dato è rilevante soprattutto se poi si considera il margine di tempo (3 - 4 anni) necessario a quegli iscritti per laurearsi.....si arriva così al 2010, l'anno in cui - come i dati Almalaurea evidenziano - il mercato del lavoro ha iniziato a saturarsi.
Insomma, a volte le responsabilità sono molteplici e non vanno cercate solo dov'è più facile e immediato, nei tempi più recenti, ma anche ricostruite anno per anno, guardandosi indietro.
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giovedì 28 maggio 2015
Guida pratica per cercare lavoro per tecnici di radiologia ancora a spasso.
Chi mi segue, qui o su altri forum, blog o su facebook, è certamente al corrente di quanto io sia impegnato attivamente, da molto tempo, nella ricerca di una occupazione - in particolare nella ricerca di un lavoro come tecnico di radiologia, in seguito alla laurea conseguita ormai oltre 18 mesi fa.
Questo post intende pertanto riassumere in modo estremamente sintetico e pragmatico le informazioni che ho raccolto nel corso di questa esperienza da TSRM disoccupato, informazioni che vorrebbero rappresentare una sorta di guida pratica elementare per tutti coloro che si trovano o si troveranno, ahimè, nella mia stessa condizione.Ovviamente non si tratta di istruzioni esaustive, e anzi, chiunque può, volendo, arricchire questa guida inserendo nei commenti ulteriori indicazioni o suggerimenti pratici.
E' tuttavia necessario ribadire, a scanso di equivoci, che il 90% dei posti di lavoro in ambito privato si trovano solo con modalità del tutto personali: passaparola, segnalazioni, raccomandazioni, conoscenze....difficilmente un centro diagnostico o una clinica privata inserisce un annuncio su internet o da qualche altra parte, quando cerca un tecnico di radiologia. Pertanto questa guida è utile soprattutto per cercare lavoro in ambito pubblico (nel SSN e nei vari enti con esso convenzionati).
1)Gazzetta ufficiale: http://www.gazzettaufficiale.it/30giorni/concorsi , due volte a settimana (martedì e venerdì): utile solo per trovare i concorsi a tempo indeterminato e i calendari delle relative prove.
2)I Bollettini ufficiali regionali (BUR). Ogni regione ha il suo BUR (quindi bisogna consultarne 20, questo è l'elenco), e tutti, salvo quello della Sicilia, dispongono di una funzione di ricerca molto semplice. Sul Bur si trovano più facilmente i bandi per tempo determinato, e talora anche altri bandi, per esempio per collaborazioni, incarichi etc.; tuttavia la pubblicazione nel BUR di questi bandi NON è obbligatoria da parte degli enti coinvolti.
3)I motori di ricerca specializzati: i motori di ricerca specializzati nelle offerte di lavoro sono tantissimi, io utilizzo soprattutto Kitlavoro, Lavoratorio, Jobrapido (che consente anche di programmare degli alert che si ricevono via mail quotidianamente) e Kijiji, ma esistono tanti altri, ad esempio Monster e Infojobs (questi ultimi però raramente hanno offerte che ci riguardano).
4)SAN GOOGLE: da usare quotidianamente. Google archivia con grande frequenza TUTTE le pagine web, e dunque anche le pagine web dove sono pubblicati annunci e bandi. Il problema è "stanarle". Bisogna saper interrogare Google: impostando opportune chiavi di ricerca (io utilizzo ad esempio 'borsa di studio tecnico di radiologia', 'avviso cps tecnico radiologia', 'avviso pubblico tecnico radiologia', 'incarico partita iva tecnico radiologia' e così via), e limitando la ricerca a un intervallo temporale ristretto (per esempio ultima settimana, ultime 24 ore se si fanno ricerche frequenti).
5)I gruppi Facebook: esistono numerosi gruppi e pagine su Facebook dedicate alla nostra professione, tuttavia la maggior parte dei gruppi è gestita da persone che per vario motivo ritengono non opportuno dare spazio alle offerte di lavoro. Pertanto difficilmente su Facebook si troveranno bandi e annunci, salvo i casi di concorsi a tempo indeterminato.
6)Altri siti e blog web legati alla professione: molto utili anche per restare informati su tematiche relative alla professione e sulla situazione del mercato del lavoro sono siti come Fermo non respiri (in particolare il forum) e il blog Allieva Tsrm. Creare un profilo su Linkedin e aggiornare la propria rete di contatti professionali costantemente può rivelarsi utile, soprattutto nella ricerca di lavoro presso enti privati. E' sicuramente, inoltre, consigliabile seguire costantemente gli aggiornamenti dei siti dei collegi professionali, in particolare di quelli, come il collegio di Foggia, che pubblicano in maniera costante notizie, anche relative ad avvisi e concorsi (purtroppo la maggior parte dei collegi non fornisce questo tipo di servizio).
7)I siti delle aziende sanitarie e i relativi albi pretori: l'elenco è disponibile qui, per esempio: http://www.tecdilaboratorio.altervista.org/asl-italiane.html . Questo invece è l'elenco degli Irccs: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=794&area=ricerca+sanitaria&menu=ssn. Purtroppo talora vengono pubblicati bandi particolarmente nascosti, che si possono trovare solo così, cercando ad es. nell'albo pretorio della singola Asl, azienda ospedaliera etc.
Ovviamente, trattandosi di centinaia di enti diversi, e di relativi siti, è molto difficile consultarli in maniera adeguatamente frequente: d'altra parte, bandi relativi a incarichi o borse di studio vengono spesso pubblicati solo per una settimana, 10 giorni al massimo, e spesso sono di difficile reperibilità anche per chi adopera Google.
E' pertanto consigliabile, per facilitare il monitoraggio dei siti di proprio interesse, utilizzare una estensione del browser, come Page Monitor (disponibile per Chrome), che consente di programmare il monitoraggio automatico di qualunque pagina web - in modo da ricevere delle notifiche in caso di cambiamenti della pagina, come avviene nel caso della pubblicazione di nuovi bandi.
Esistono infine delle directory utili da consultare per chi cerca cliniche private o centri diagnostici. Sono tuttavia poco aggiornate, molto incomplete, e probabilmente per chi è interessato a questo tipo di ricerca la cosa migliore è partire dal sito della propria Regione, dove quasi sempre è possibile trovare l'elenco delle strutture private accreditate con i relativi indirizzi (a volte anche siti web).
Mi auguro che questo post sia utile, ma ovviamente la cosa più utile sarebbe collaborare per rendere questa ricerca di lavoro ancora più semplice e più efficace!
Questo post intende pertanto riassumere in modo estremamente sintetico e pragmatico le informazioni che ho raccolto nel corso di questa esperienza da TSRM disoccupato, informazioni che vorrebbero rappresentare una sorta di guida pratica elementare per tutti coloro che si trovano o si troveranno, ahimè, nella mia stessa condizione.Ovviamente non si tratta di istruzioni esaustive, e anzi, chiunque può, volendo, arricchire questa guida inserendo nei commenti ulteriori indicazioni o suggerimenti pratici.
E' tuttavia necessario ribadire, a scanso di equivoci, che il 90% dei posti di lavoro in ambito privato si trovano solo con modalità del tutto personali: passaparola, segnalazioni, raccomandazioni, conoscenze....difficilmente un centro diagnostico o una clinica privata inserisce un annuncio su internet o da qualche altra parte, quando cerca un tecnico di radiologia. Pertanto questa guida è utile soprattutto per cercare lavoro in ambito pubblico (nel SSN e nei vari enti con esso convenzionati).
1)Gazzetta ufficiale: http://www.gazzettaufficiale.it/30giorni/concorsi , due volte a settimana (martedì e venerdì): utile solo per trovare i concorsi a tempo indeterminato e i calendari delle relative prove.
2)I Bollettini ufficiali regionali (BUR). Ogni regione ha il suo BUR (quindi bisogna consultarne 20, questo è l'elenco), e tutti, salvo quello della Sicilia, dispongono di una funzione di ricerca molto semplice. Sul Bur si trovano più facilmente i bandi per tempo determinato, e talora anche altri bandi, per esempio per collaborazioni, incarichi etc.; tuttavia la pubblicazione nel BUR di questi bandi NON è obbligatoria da parte degli enti coinvolti.
3)I motori di ricerca specializzati: i motori di ricerca specializzati nelle offerte di lavoro sono tantissimi, io utilizzo soprattutto Kitlavoro, Lavoratorio, Jobrapido (che consente anche di programmare degli alert che si ricevono via mail quotidianamente) e Kijiji, ma esistono tanti altri, ad esempio Monster e Infojobs (questi ultimi però raramente hanno offerte che ci riguardano).
4)SAN GOOGLE: da usare quotidianamente. Google archivia con grande frequenza TUTTE le pagine web, e dunque anche le pagine web dove sono pubblicati annunci e bandi. Il problema è "stanarle". Bisogna saper interrogare Google: impostando opportune chiavi di ricerca (io utilizzo ad esempio 'borsa di studio tecnico di radiologia', 'avviso cps tecnico radiologia', 'avviso pubblico tecnico radiologia', 'incarico partita iva tecnico radiologia' e così via), e limitando la ricerca a un intervallo temporale ristretto (per esempio ultima settimana, ultime 24 ore se si fanno ricerche frequenti).
5)I gruppi Facebook: esistono numerosi gruppi e pagine su Facebook dedicate alla nostra professione, tuttavia la maggior parte dei gruppi è gestita da persone che per vario motivo ritengono non opportuno dare spazio alle offerte di lavoro. Pertanto difficilmente su Facebook si troveranno bandi e annunci, salvo i casi di concorsi a tempo indeterminato.
6)Altri siti e blog web legati alla professione: molto utili anche per restare informati su tematiche relative alla professione e sulla situazione del mercato del lavoro sono siti come Fermo non respiri (in particolare il forum) e il blog Allieva Tsrm. Creare un profilo su Linkedin e aggiornare la propria rete di contatti professionali costantemente può rivelarsi utile, soprattutto nella ricerca di lavoro presso enti privati. E' sicuramente, inoltre, consigliabile seguire costantemente gli aggiornamenti dei siti dei collegi professionali, in particolare di quelli, come il collegio di Foggia, che pubblicano in maniera costante notizie, anche relative ad avvisi e concorsi (purtroppo la maggior parte dei collegi non fornisce questo tipo di servizio).
7)I siti delle aziende sanitarie e i relativi albi pretori: l'elenco è disponibile qui, per esempio: http://www.tecdilaboratorio.altervista.org/asl-italiane.html . Questo invece è l'elenco degli Irccs: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=794&area=ricerca+sanitaria&menu=ssn. Purtroppo talora vengono pubblicati bandi particolarmente nascosti, che si possono trovare solo così, cercando ad es. nell'albo pretorio della singola Asl, azienda ospedaliera etc.
Ovviamente, trattandosi di centinaia di enti diversi, e di relativi siti, è molto difficile consultarli in maniera adeguatamente frequente: d'altra parte, bandi relativi a incarichi o borse di studio vengono spesso pubblicati solo per una settimana, 10 giorni al massimo, e spesso sono di difficile reperibilità anche per chi adopera Google.
E' pertanto consigliabile, per facilitare il monitoraggio dei siti di proprio interesse, utilizzare una estensione del browser, come Page Monitor (disponibile per Chrome), che consente di programmare il monitoraggio automatico di qualunque pagina web - in modo da ricevere delle notifiche in caso di cambiamenti della pagina, come avviene nel caso della pubblicazione di nuovi bandi.
Esistono infine delle directory utili da consultare per chi cerca cliniche private o centri diagnostici. Sono tuttavia poco aggiornate, molto incomplete, e probabilmente per chi è interessato a questo tipo di ricerca la cosa migliore è partire dal sito della propria Regione, dove quasi sempre è possibile trovare l'elenco delle strutture private accreditate con i relativi indirizzi (a volte anche siti web).
Mi auguro che questo post sia utile, ma ovviamente la cosa più utile sarebbe collaborare per rendere questa ricerca di lavoro ancora più semplice e più efficace!
lunedì 25 maggio 2015
Ogni tipo di tassa per l’ammissione a qualsiasi concorso pubblico è soppressa.
Così recitava testualmente l'articolo 1 ed unico della proposta di legge n. 1178 a firma on.Fontan e altri, presentata nella XIII legislatura (esattamente 19 anni fa, il 23 maggio 1996), con il quale i proponenti, rilevata la "non opportunita` di tale sorta
di tassazione in quanto non rispondente a
criteri di giustizia sociale, venendo la stessa
ad incidere su una categoria socialmente
debole, cioe` coloro i quali sono in cerca di
una occupazione" , chiedevano sic et simpliciter l'eliminazione di questo iniquo sistema di (micro)tassazione.
Com'è evidente, in questi 19 anni la tassa sui concorsi pubblici non solo non è stata eliminata, ma continua a ripresentarsi, a discrezione dell'ente che bandisce questo o quel concorso pubblico, probabilmente assumendo col tempo un peso sempre più gravoso e consistente a carico di un numero sempre maggiore di soggetti (considerando il fatto che i - pochi - concorsi pubblici, in particolare in ambito sanitario, sono affollati da un numero progressivamente crescente di candidati).
Da un lato pertanto i candidati, e i disoccupati in generale, aumentano; dall'altro sempre più spesso enti come ad esempio le aziende sanitarie, dovendo avviare un concorso, prescrivono come requisito essenziale per la partecipazione il pagamento di una tassa concorsuale che in taluni casi supera i 10 o perfino i 20 euro.
Perfino la normativa che sancisce la possibilità, per i singoli enti e a loro discrezione, di prevedere questa tassa di partecipazione (si chiamano in realtà "diritti per la partecipazione ai concorsi") è piuttosto difficile da individuare in maniera precisa: si dovrebbe probabilmente fare riferimento all'art.23 della legge 340/00, che a sua volta richiama normative precedenti che risalgono indietro fino al 1983 (legge 131/83, la quale statuiva una tassa di concorso fino a un massimo di 7500 lire).
Di fatto i singoli enti territoriali hanno facoltà, di volta in volta, di determinare limiti diversi nell'ambito della discrezionalità concessa dalla legge.
Ciò detto in via generale, ritengo che l'abolizione di questo tributo di carattere feudale dovrebbe essere messa senza indugio all'ordine del giorno, sia da parte del governo che da parte delle categorie professionali - come la Federazione dei tecnici di radiologia - che hanno o dovrebbero avere l'interesse a promuovere e difendere i diritti e/o le legittime aspettative dei loro iscritti - molti dei quali partecipano ai concorsi pubblici in qualità di precari e/o disoccupati anche da molti anni.
Si tratta senza dubbio di piccole cifre, ma, per citare Totò, è la somma che fa il totale, da un lato, e in ogni caso si tratta di sottolineare e far valere un principio che trova il suo fondamento più alto nell'art.1 della costituzione italiana (L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro) e nell'art.3, laddove esso prevede come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di natura economica che limitano l'eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Con quale motivazione, se non con motivazioni inique e vessatorie, infatti lo Stato e/o le sue articolazioni impongono al cittadino disoccupato, senza tener alcun conto del suo reddito e del suo patrimonio, l'imposizione di un tributo che grava su di lui proprio in quanto attivamente impegnato nella ricerca di un lavoro?
Talune persone, di recente, hanno sostenuto pubblicamente di aver pagato fino a oltre 130 euro nell'arco di un paio d'anni, a causa di questo sistema di tassazione. Io stesso di recente, inviando la mia domanda di ammissione ad alcuni concorsi, ho speso parecchie decine di euro in pochi mesi.
Quel che rende questo sistema di tassazione ancora più iniquo, poi, è la richiesta di un pagamento del tutto slegato dall'effettiva erogazione di un servizio: ovvero, è possibile che il concorso non si svolga, e che il tributo non venga restituito a coloro che l'hanno già pagato. Oppure, come è più facile che succeda, una preselezione potrebbe escludere anche la quasi totalità dei partecipanti - i quali finiscono per concorrere così, col pagamento della tassa, a sostenere le spese di un concorso del quale beneficiano poi solo un numero ristretto di candidati (quelli ammessi a sostenere le prove successive alla preselezione).
Mi chiedo dunque: la nostra Federazione , e/o altri ordini professionali o organismi sindacali, intendono procedere per sollecitare in modo urgente e pressante l'abolizione di questa vergognosa e iniqua imposizione?
Per quanto ancora la Repubblica italiana dovrà continuare a reggersi su un sistema di piccole e grandi iniquità come questa, spesso e volentieri proprio a danno dei soggetti più deboli (donne, precari, disoccupati, giovani)?
Com'è evidente, in questi 19 anni la tassa sui concorsi pubblici non solo non è stata eliminata, ma continua a ripresentarsi, a discrezione dell'ente che bandisce questo o quel concorso pubblico, probabilmente assumendo col tempo un peso sempre più gravoso e consistente a carico di un numero sempre maggiore di soggetti (considerando il fatto che i - pochi - concorsi pubblici, in particolare in ambito sanitario, sono affollati da un numero progressivamente crescente di candidati).
Da un lato pertanto i candidati, e i disoccupati in generale, aumentano; dall'altro sempre più spesso enti come ad esempio le aziende sanitarie, dovendo avviare un concorso, prescrivono come requisito essenziale per la partecipazione il pagamento di una tassa concorsuale che in taluni casi supera i 10 o perfino i 20 euro.
Perfino la normativa che sancisce la possibilità, per i singoli enti e a loro discrezione, di prevedere questa tassa di partecipazione (si chiamano in realtà "diritti per la partecipazione ai concorsi") è piuttosto difficile da individuare in maniera precisa: si dovrebbe probabilmente fare riferimento all'art.23 della legge 340/00, che a sua volta richiama normative precedenti che risalgono indietro fino al 1983 (legge 131/83, la quale statuiva una tassa di concorso fino a un massimo di 7500 lire).
Di fatto i singoli enti territoriali hanno facoltà, di volta in volta, di determinare limiti diversi nell'ambito della discrezionalità concessa dalla legge.
Ciò detto in via generale, ritengo che l'abolizione di questo tributo di carattere feudale dovrebbe essere messa senza indugio all'ordine del giorno, sia da parte del governo che da parte delle categorie professionali - come la Federazione dei tecnici di radiologia - che hanno o dovrebbero avere l'interesse a promuovere e difendere i diritti e/o le legittime aspettative dei loro iscritti - molti dei quali partecipano ai concorsi pubblici in qualità di precari e/o disoccupati anche da molti anni.
Si tratta senza dubbio di piccole cifre, ma, per citare Totò, è la somma che fa il totale, da un lato, e in ogni caso si tratta di sottolineare e far valere un principio che trova il suo fondamento più alto nell'art.1 della costituzione italiana (L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro) e nell'art.3, laddove esso prevede come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di natura economica che limitano l'eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Con quale motivazione, se non con motivazioni inique e vessatorie, infatti lo Stato e/o le sue articolazioni impongono al cittadino disoccupato, senza tener alcun conto del suo reddito e del suo patrimonio, l'imposizione di un tributo che grava su di lui proprio in quanto attivamente impegnato nella ricerca di un lavoro?
Talune persone, di recente, hanno sostenuto pubblicamente di aver pagato fino a oltre 130 euro nell'arco di un paio d'anni, a causa di questo sistema di tassazione. Io stesso di recente, inviando la mia domanda di ammissione ad alcuni concorsi, ho speso parecchie decine di euro in pochi mesi.
Quel che rende questo sistema di tassazione ancora più iniquo, poi, è la richiesta di un pagamento del tutto slegato dall'effettiva erogazione di un servizio: ovvero, è possibile che il concorso non si svolga, e che il tributo non venga restituito a coloro che l'hanno già pagato. Oppure, come è più facile che succeda, una preselezione potrebbe escludere anche la quasi totalità dei partecipanti - i quali finiscono per concorrere così, col pagamento della tassa, a sostenere le spese di un concorso del quale beneficiano poi solo un numero ristretto di candidati (quelli ammessi a sostenere le prove successive alla preselezione).
Mi chiedo dunque: la nostra Federazione , e/o altri ordini professionali o organismi sindacali, intendono procedere per sollecitare in modo urgente e pressante l'abolizione di questa vergognosa e iniqua imposizione?
Per quanto ancora la Repubblica italiana dovrà continuare a reggersi su un sistema di piccole e grandi iniquità come questa, spesso e volentieri proprio a danno dei soggetti più deboli (donne, precari, disoccupati, giovani)?
sabato 23 maggio 2015
Atto notizia o piuttosto una dichiarazione di resa?
Pubblicizzato su tutti i social network e le pagine web di collegi e federazione dei tecnici di radiologia, il c.d. atto notizia , ovvero l'iniziativa con cui si intendeva sollecitare il ministero della Salute affinchè ponesse limiti più stringenti alla determinazione del fabbisogno formativo per quanto riguarda il corso di laurea per TSRM (tenendo conto della drammatica condizione occupazionale in cui versa attualmente la categoria) scadeva proprio in questi giorni (ovvero, scadeva la possibilità di aderirvi).
Le mie perplessità vertono su tre aspetti in particolare:
a)le caratteristiche formali del documento, che si conclude con la sottoscrizione, da parte dei presidenti di collegio e dei TSRM (sottoscrittori) di un mandato allo a uno studio legale. A che pro sottoscrivere un mandato? Prima di dare mandato (per quanto limitato, gratuito, collettivo etc.) a un avvocato, avrei voluto capire quali azioni legali esso intenderebbe intraprendere in seguito, (anche) a mio nome (ammesso che siano previste ulteriori azioni, in seguito).
Da questo punto di vista, sono rimasto inoltre molto perplesso dalle modalità di sottoscrizione previste per il documento, che non prevedevano alcuna forma di "autenticazione" dell'adesione: era possibile anche inserire più nomi, e relativi codici fiscali, all'interno di un modulo collettivo e inviare lo stesso via fax. Un documento così importante avrebbe dovuto prevedere a mio avviso modalità di sottoscrizione assolutamente incontrovertibili. Tuttavia, e anche questo mi ha lasciato perplesso, si è preferito agire con una certa celerità( o frettolosità), senza approfondire questi aspetti formali.
B)La mancanza di una descrizione più accurata, puntuale e possibilmente accompagnata da dati statistici precisi, del fenomeno "inoccupazione": esistono infatti situazioni diversificate, per esempio una ampia zona grigia composta da vari tipi di precariato più o meno legalizzato, e infine sarebbe opportuno effettuare, da parte della federazione e dei collegi, un monitoraggio preciso dell'andamento della disoccupazione (per capire se e quanto sta aumentando, e in quali zone del paese in particolare, dato che la sanità, in Italia, è organizzata su base regionale e quindi abbiamo 20 sanità diverse, alla fin fine).
Da questo punto di vista non sono mancati negli ultimi anni articoli, interventi pubblici e anche analisi statistiche (ad es. da parte di Almalaurea), le quali hanno mostrato puntualmente il progressivo peggioramento della condizione occupazionale dei TSRM e, allo stesso tempo, il progressivo ampliamento della forbice fra il fabbisogno formativo indicato dalla categoria professionale e l'effettivo numero di posti per l'ammissione al corso di laurea, messi a concorso dalle università di anno in anno. Addirittura alla questione, riguardante anche le altre professioni sanitarie, sono stati dedicati veri e propri piccoli saggi, anche in inglese, come questo del dr. Mastrillo. Come mai nel documento non vi è alcun preciso riferimento a queste analisi statistiche, e in ogni caso non è indicato in alcun modo, neppure approssimativo, l'effettivo numero di TSRM disoccupati, precari, sottoccupati o emigrati all'estero in cerca di occupazione? Esiste un monitoraggio di questo tipo, o si intende almeno prevederlo per il futuro?
C)La mancanza di richieste o proposte precise, per affrontare e risolvere il problema, a parte quella che venga tenuto in considerazione, da parte del Ministero, il fabbisogno formativo identificato dalla Federazione - che, se ricordo bene, è stato, negli ultimi anni, mediamente pari a circa 800 nuovi TSRM all'anno (mica pochi).
Genericamente, si richiede che il ministero faccia pressione sugli enti locali, affinchè si sblocchino le assunzioni nel SSN. E' tuttavia ampiamente noto il fatto che in molte regioni ci siano problemi seri di "budget" che impediscono o rallentano le assunzioni; o che addirittura portano, come di recente in alcune realtà, a tagliare i posti di lavoro, in particolare dei precari.
In particolare la considerazione di questo ultimo aspetto critico, ovvero della mancata indicazione di proposte costruttive per tamponare l'emergenza occupazionale - in modo più tempestivo, laddove la riduzione del fabbisogno formativo avrebbe effetti sull'occupazione solo in un arco temporale superiore ai 3 anni - mi ha convinto a non sottoscrivere questo documento.
Ancorchè infatti ritengo opportuno sostenere qualunque iniziativa volta a denunciare la situazione di disagio in cui io stesso mi trovo, in qualità di TSRM disoccupato, tuttavia ho riscontrato in questa iniziativa "improvvisa", più che urgente, poco documentata e poco approfondita - anche negli obiettivi che essa potrebbe e dovrebbe porsi - più che altro la volontà di dimostrare l'attenzione della Federazione e dei collegi al problema, una attenzione che però, se non seguita da atti concreti più puntuali, rischia piuttosto di confondersi con una preoccupante (e involontaria) dichiarazione di impotenza.
Ovvero: se nell'atto notizia mancano richieste o proposte precise, non sarà per il fatto che....per i TSRM disoccupati ormai non c'è più quasi niente da fare, al di là delle parole, concretamente?
Questo è almeno il dubbio con cui sono rimasto, leggendo e rileggendo questo documento. Spero in ogni caso che i fatti, conseguenti alla presentazione di questo atto notizia al ministero, possano effettivamente dissipare ogni mia perplessità.
Migliaia di tecnici di radiologia, in particolare, senza dubbio, i tanti disoccupati e precari, ma anche tecnici più esperti, soprattutto fra coloro che sono più coinvolti nell'ambito degli organismi collegiali, hanno sottoscritto, anche in maniera entusiastica, questo documento, che sostanzialmente conferisce una sorta di mandato allo studio legale incaricato dalla Federazione, invitando formalmente il suddetto Ministero a pronunciarsi sulle questioni poste nell'atto entro un termine di 30 giorni, salvis iuribus.
Personalmente, pur essendo disoccupato e attivamente in cerca di occupazione come tecnico di radiologia da ormai circa 18 mesi, ho ritenuto opportuno non sottoscrivere questo documento, pur dopo una travagliata riflessione, a causa di alcune perplessità che riassumo qui di seguito, perplessità sulle quali ho preferito non esprimermi pubblicamente in precedenza, per non suscitare polemiche e contrasti all'interno della categoria (e fra i TSRM disoccupati, soprattutto).
a)le caratteristiche formali del documento, che si conclude con la sottoscrizione, da parte dei presidenti di collegio e dei TSRM (sottoscrittori) di un mandato allo a uno studio legale. A che pro sottoscrivere un mandato? Prima di dare mandato (per quanto limitato, gratuito, collettivo etc.) a un avvocato, avrei voluto capire quali azioni legali esso intenderebbe intraprendere in seguito, (anche) a mio nome (ammesso che siano previste ulteriori azioni, in seguito).
Da questo punto di vista, sono rimasto inoltre molto perplesso dalle modalità di sottoscrizione previste per il documento, che non prevedevano alcuna forma di "autenticazione" dell'adesione: era possibile anche inserire più nomi, e relativi codici fiscali, all'interno di un modulo collettivo e inviare lo stesso via fax. Un documento così importante avrebbe dovuto prevedere a mio avviso modalità di sottoscrizione assolutamente incontrovertibili. Tuttavia, e anche questo mi ha lasciato perplesso, si è preferito agire con una certa celerità( o frettolosità), senza approfondire questi aspetti formali.
B)La mancanza di una descrizione più accurata, puntuale e possibilmente accompagnata da dati statistici precisi, del fenomeno "inoccupazione": esistono infatti situazioni diversificate, per esempio una ampia zona grigia composta da vari tipi di precariato più o meno legalizzato, e infine sarebbe opportuno effettuare, da parte della federazione e dei collegi, un monitoraggio preciso dell'andamento della disoccupazione (per capire se e quanto sta aumentando, e in quali zone del paese in particolare, dato che la sanità, in Italia, è organizzata su base regionale e quindi abbiamo 20 sanità diverse, alla fin fine).
Da questo punto di vista non sono mancati negli ultimi anni articoli, interventi pubblici e anche analisi statistiche (ad es. da parte di Almalaurea), le quali hanno mostrato puntualmente il progressivo peggioramento della condizione occupazionale dei TSRM e, allo stesso tempo, il progressivo ampliamento della forbice fra il fabbisogno formativo indicato dalla categoria professionale e l'effettivo numero di posti per l'ammissione al corso di laurea, messi a concorso dalle università di anno in anno. Addirittura alla questione, riguardante anche le altre professioni sanitarie, sono stati dedicati veri e propri piccoli saggi, anche in inglese, come questo del dr. Mastrillo. Come mai nel documento non vi è alcun preciso riferimento a queste analisi statistiche, e in ogni caso non è indicato in alcun modo, neppure approssimativo, l'effettivo numero di TSRM disoccupati, precari, sottoccupati o emigrati all'estero in cerca di occupazione? Esiste un monitoraggio di questo tipo, o si intende almeno prevederlo per il futuro?
C)La mancanza di richieste o proposte precise, per affrontare e risolvere il problema, a parte quella che venga tenuto in considerazione, da parte del Ministero, il fabbisogno formativo identificato dalla Federazione - che, se ricordo bene, è stato, negli ultimi anni, mediamente pari a circa 800 nuovi TSRM all'anno (mica pochi).
Genericamente, si richiede che il ministero faccia pressione sugli enti locali, affinchè si sblocchino le assunzioni nel SSN. E' tuttavia ampiamente noto il fatto che in molte regioni ci siano problemi seri di "budget" che impediscono o rallentano le assunzioni; o che addirittura portano, come di recente in alcune realtà, a tagliare i posti di lavoro, in particolare dei precari.
In particolare la considerazione di questo ultimo aspetto critico, ovvero della mancata indicazione di proposte costruttive per tamponare l'emergenza occupazionale - in modo più tempestivo, laddove la riduzione del fabbisogno formativo avrebbe effetti sull'occupazione solo in un arco temporale superiore ai 3 anni - mi ha convinto a non sottoscrivere questo documento.
Ancorchè infatti ritengo opportuno sostenere qualunque iniziativa volta a denunciare la situazione di disagio in cui io stesso mi trovo, in qualità di TSRM disoccupato, tuttavia ho riscontrato in questa iniziativa "improvvisa", più che urgente, poco documentata e poco approfondita - anche negli obiettivi che essa potrebbe e dovrebbe porsi - più che altro la volontà di dimostrare l'attenzione della Federazione e dei collegi al problema, una attenzione che però, se non seguita da atti concreti più puntuali, rischia piuttosto di confondersi con una preoccupante (e involontaria) dichiarazione di impotenza.
Ovvero: se nell'atto notizia mancano richieste o proposte precise, non sarà per il fatto che....per i TSRM disoccupati ormai non c'è più quasi niente da fare, al di là delle parole, concretamente?
Questo è almeno il dubbio con cui sono rimasto, leggendo e rileggendo questo documento. Spero in ogni caso che i fatti, conseguenti alla presentazione di questo atto notizia al ministero, possano effettivamente dissipare ogni mia perplessità.
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