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mercoledì 15 gennaio 2014

Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar, uno fece indigestione, solo nove ne restar...

Qualcuno avrà riconosciuto la citazione da "Dieci piccoli indiani"....terminato il corso di studi triennale in tecniche di radiologia, è così che più o meno si sentono, attualmente, i neolaureati che si approcciano ai primi concorsi e in generale alla ricerca di un lavoro.

Le cose sono infatti cambiate molto, negli ultimissimi anni, a causa di un insieme di fattori. Fino a pochi anni fa, all'incirca quattro o cinque, si poteva con ragione consigliare questo corso di studi a chiunque desiderasse conseguire una buona e stabile occupazione in tempi molto rapidi, generalmente in pochi mesi dopo la laurea e con relativa facilità. Le statistiche parlavano di un tasso di occupazione a un anno dalla laurea superiore al 90%, per i tecnici di radiologia, paragonabile più o meno a quello degli infermieri, e in ogni caso uno dei tassi di occupazione più elevati fra tutte le categorie di laureati.

Fra parentesi, è stato appunto in quel momento che, provenendo da una laurea in filosofia e da anni di lavori precari e poco soddisfacenti, ho deciso di investire le mie residue energie (e i residui risparmi) in questo corso di laurea, senza rendermi conto di come il barometro stesse per volgere al brutto, e assai più rapidamente di quanto chiunque potesse aver previsto.

In breve, si sono sommati negli ultimi anni una serie di fattori negativi: i deficit di molte aziende sanitarie pubbliche, che hanno comportato politiche di tagli sia al personale che agli investimenti in nuovi reparti e apparecchiature; i vari blocchi del turnover, o limitazioni dello stesso, che hanno ridotto ai minimi termini le possibilità di assunzione da parte della pubblica amministrazione; le riforme delle pensioni, che hanno portato a un differimento del pensionamento da parte di molti tecnici anziani; la crescente precarizzazione del mercato del lavoro, e l'estensione di questo fenomeno perfino all'interno della pubblica amministrazione e delle aziende sanitarie, che sempre più spesso ha fatto ricorso ad assunzioni a termine o addirittura a inserire all'interno degli ospedali personale di fatto "dipendente" che però lavora con la partita iva, quindi in regime di formale e non sostanziale autonomia e senza godere di alcune coperture previste invece per il personale realmente dipendente; la crisi economica, in generale, che ha comportato ulteriori tagli alla sanità ma, soprattutto, ha rallentato e quasi fermato l'espansione della sanità privata, che ha finito per assorbire meno tecnici di quanto probabilmente previsto in precedenza.

Tutti questi fenomeni e fattori, in parte potevano essere previsti, in parte meno; il fattore che tuttavia si è rivelato decisivo, nel rendere sempre più difficile la situazione occupazionale dei neolaureati in tecniche di radiologia, è stata la programmazione completamente sbagliata dei posti messi a concorso per l'ammissione al corso di laurea. Una rapida verifica sul sito del Ministero dell'Istruzione, nella sezione relativa alle statistiche dei laureati, permette di conoscere l'andamento del numero dei laureati in questo corso di laurea: essi, da una cifra di 1129 laureati nell'anno solare 2006, sono progressivamente aumentati, fino al 2011, arrivando al numero di 1414, per un totale di circa 10.000 laureati nel corso degli ultimi 8 anni, e di quasi 4000 negli ultimi 3.
In pratica, nel giro di un decennio circa, il numero degli iscritti all'albo professionale dei tecnici di radiologia è aumentato quasi del 50%, avvicinandosi alla cifra di 30.000 iscritti(essendo le cessazioni diminuite molto, mentre le nuove iscrizioni aumentavano drasticamente). Tutto ciò proprio mentre la crescita della spesa sanitaria, sia pubblica che privata, si arrestava e il mercato del lavoro si saturava completamente!

Proprio ieri venivo a conoscenza, tramite Facebook, dell'ennesimo presunto (non è chiaro se si tratti di una iniziativa ufficiale o solo dell'ennesimo annuncio) censimento dei tecnici di radiologia disoccupati. Sembra infatti che una parte della categoria fatichi ancora a prendere coscienza della gravità della situazione; non esistono, del resto, cifre ufficiali o almeno stime adeguate della consistenza del numero dei TSRM disoccupati o costretti a lavorare con contratti precari, saltuari o con sconvenienti partite iva aperte solo per raggranellare ore di lavoro pagate in modo non adeguato. Si tratta senza dubbio di migliaia di laureati: per rendersene conto è sufficiente osservare il numero dei partecipanti ai (pochi) concorsi pubblici di volta in volta effettuati nelle varie parti d'Italia, dove i candidati si avvicinano (e a volte superano) alla quota di 1000 per concorso. Secondo alcuni calcoli, le opportunità di lavoro - a tempo determinato o indeterminato - ogni anno disponibili nel settore pubblico per i tecnici di radiologia ormai non superano i 2-300 posti; poichè la sanità privata offre un numero di opportunità sicuramente ancora inferiore a questa cifra, si può calcolare che almeno metà dei 1200 tecnici laureati ogni anno sia destinata a ingrossare l'insieme dei tecnici in cerca di prima occupazione: tecnici senza esperienza che sono costretti, alla fine, a optare fra le 3 possibilità disponibili per uscire dall'empasse, ovvero:
1)accettare di lavorare gratis - si chiama "frequenza volontaria", e significa offrire la propria opera gratuitamente nella sanità pubblica, in teoria senza avere diritto nemmeno a lavorare, ma solo a "osservare"

2)Partecipare a master, corsi di perfezionamento, lauree specialistiche, di fatto continuando a investire in una formazione spesso di dubbia utilità pratica, e di nessuna utilità per la futura ricerca di lavoro

3)Lanciarsi nella difficoltosa avventura della ricerca del lavoro all'estero: difficoltosa in particolare per i tecnici neolaureati perchè, oltre a una buona o addirittura ottima conoscenza della lingua della nazione scelta, è quasi sempre richiesta una esperienza, a volte anche di 1-2 anni, per poter accedere alle offerte di lavoro che, in ogni caso, anche negli altri paesi sono ormai non molto numerose.
Di fronte a tutte queste considerazioni viene da chiedersi come mai anche negli ultimi anni, compreso l'ultimo, il numero di posti per l'accesso programmato ai corsi di laurea in tecniche di radiologia non sia di fatto, se non minimamente, diminuito. Vedremo cosa accadrà nel 2014/2015, ma per ora è già previsto un flusso di circa 1000-1200 laureati all'anno anche nel prossimo triennio.....e se non ci saranno novità sorprendenti, almeno metà di queste persone è destinata ad andare incontro a una prolungata disoccupazione o a condizioni di lavoro sempre più inaccettabili nel mondo privato ( turni massacranti o remunerazioni minime, e in ogni caso l'imposizione generalizzata della partita iva come unica forma di "assunzione" possibile, come già avvenuto in tanti altri settori, in nome di una presunta autonomia professionale che non esiste nella realtà effettiva del lavoro del tecnico radiologo, tantomeno di quello giovane e con poca o nessuna esperienza). La Federazione almeno negli ultimi anni ha chiesto con crescente insistenza una riduzione dei posti programmati.....ma ottenendo poco, pochissimo, per svariate resistenze da parte degli altri attori coinvolti nella programmazione(ministero, regioni, università). Come andrà a finire quest'anno? Il rischio, se non si riprende il controllo su questi numeri, è di finire per svilire in modo irrecuperabile la dignità di questa figura professionale, provocando una guerra fra poveri che finirà solo per indebolire e dequalificare tutta la categoria....

"...I due poveri negretti stanno al sole per un po': un si fuse come cera e uno solo ne restò. Solo, il povero negretto in un bosco se ne andò: ad un pino s’ impiccò e nessuno ne restò."