sabato 1 agosto 2015

Non ci sono più i disoccupati di una volta.

Più volte su questo blog, e altrove, su svariati forum e pagine Facebook, ho denunciato la situazione di grave disagio che interessa da alcuni anni la nostra categoria professionale: in particolare a causa della crescente quota di disoccupati o sotto-occupati, dovuta all'effetto combinato degli errori di programmazione nell'accesso ai corsi di laurea da un lato, e del sostanziale blocco del turn-over e delle assunzioni nel SSN, negli ultimi anni, dall'altro.
Pur mancando una stima ufficiale o un monitoraggio statistico oggettivo che consentisse di quantificare e misurare l'andamento della disoccupazione e delle altre forme di precariato che coinvolgono i tecnici di radiologia laureati negli ultimi anni, alcuni dati e alcune dichiarazioni, anche del presidente della federazione Beux, mi hanno portato a stimare una cifra di 3-4000 disoccupati (compresi i colleghi che lavorano in condizioni contrattuali non adeguate). Questi dati trovano del resto conforto nella statistiche proposte da Almalaurea, secondo la quale solo un terzo dei laureati in tecniche di radiologia trova lavoro entro un anno dalla laurea (e non necessariamente si tratta di lavoro stabile e adeguatamente remunerato).

Ultimamente, mi sto rendendo conto che queste stime sono probabilmente sopravvalutate; ovvero che è sempre più urgente un monitoraggio statistico ufficiale - che dovrebbe essere svolto periodicamente da collegi e federazione - che in particolare discrimini e distingua con precisione la quota di disoccupati "reali", ovvero attivamente impegnati nella ricerca di lavoro, da un'altra ampia e crescente "zona grigia", composta da tutti coloro che al momento si dichiarano "disoccupati" ma svolgono in realtà attività lavorative saltuarie, occasionali, o in condizioni contrattuali non idonee, o godendo di finanziamenti temporanei legati ad attività di tirocinio, o figurando come "liberi professionisti" con remunerazioni molto basse spesso poco qualificanti per l'intera categoria.
Sarebbe cioè importante - anche per comprendere meglio il cambiamento del mercato del lavoro nell'ambito sanitario e quindi poter meglio svolgere azioni sia di orientamento che di tutela dei diritti sia dei colleghi che cercano lavoro, che di coloro che sono già occupati, e di tutela della nostra professionalità in generale - identificare con precisione non solo quanti siano i disoccupati, ma (qualitativamente) chi siano, realmente, i TSRM formalmente in cerca di occupazione.

Scrivo queste riflessioni essendo appena reduce da una giornata in cui si sono svolte le prime prove di selezione di ben due concorsi pubblici, ahimè collocati contemporaneamente per una curiosa coincidenza (ammesso che sia stata tale): la prova scritta del concorso di Sanluri e la prova preselettiva del concorso di Aviano.
Al concorso di Sanluri erano stati ammessi oltre 600 TSRM, a quello di Aviano una cifra appena inferiore. In totale quindi erano coinvolti nelle prove di ieri, teoricamente, oltre 1000 tecnici di radiologia.
Ebbene: al concorso di Sanluri si sono presentati solo 221 candidati; alla prova di Aviano, svoltasi a Pordenone, solo 158 candidati. La partecipazione quindi è stata vicina al 30%, rispetto al numero di candidati ammessi alle prove.
Questo numero, che può sembrare molto basso, trova del resto corrispondenza nelle cifre relative alla partecipazione ai precedenti concorsi pubblici degli ultimi mesi e anni. Per fare alcuni esempi, al concorso di Chivasso-Ivrea (Asl TO4) si presentarono circa 350 candidati, sugli oltre 800 ammessi. Al concorso di Pescara, su quasi 1800 ammessi, i presenti furono circa 800. Al concorso di Verona, i presenti furono 319, pur essendo stati ammessi oltre 1000 candidati.
Anche per quanto riguarda gli avvisi pubblici, che spesso sono espletati mediante una unica prova selettiva (orale o scritta), la percentuali di partecipazione sono all'incirca le medesime (fra il 30 e il 50%, rispetto al numero di candidati ammessi): ad es., all'avviso di Fano i presenti erano circa 150, rispetto ai 300 ammessi, a quello di Garbagnate circa 70, sui 138 ammessi, a Taranto 247, su 458, ad Omegna meno di 60, su circa 270 ammessi.

Potrei continuare con gli esempi, ma le cifre sono queste, e un dato risulta evidente e indiscutibile, anche in considerazione del fatto che avvisi e concorsi sono ormai veramente rari - sicchè è opportuno, per chi cerca lavoro, spostarsi anche su tutto il territorio nazionale, come del resto fanno in molti, per partecipare al maggior numero di prove selettive possibili: ebbene, coloro che effettivamente partecipano "abitualmente" a concorsi e avvisi non sono più di 3-400.
Bisogna infatti tener conto che, a seconda delle zone, partecipano ai concorsi e agli avvisi anche un certo numero di TSRM già assunti presso altre strutture pubbliche o private, i quali cercano evidentemente una migliore collocazione, in genere per avvicinarsi alla propria zona di origine o per altri motivi personali. Occorre quindi decurtare le cifre precedenti, anche di questa quota.

A mio avviso quindi sono non più di poche centinaia coloro che, essendo disoccupati, svolgono attivamente e abitualmente azioni di ricerca di lavoro in ambito pubblico: all'incirca il 10-20% rispetto a coloro che teoricamente sono stati considerati come "disoccupati" nelle valutazioni svolte ufficiosamente negli ultimi anni (come dicevo, circa 3-4000).
Queste valutazioni tenevano ovviamente conto anche del fatto che, anche negli ultimi 2-3 anni, si sono laureati oltre 1000 TSRM per anno: risulta quindi piuttosto difficile comprendere quale sia stato il destino lavorativo di questi 1000 neolaureati per anno, considerando che essi in buona parte neppure si iscrivono ai concorsi (che sono in sostanza circa 5-6 all'anno), oppure, pur essendo iscritti, non partecipano.

Alcune motivazioni possono in parte spiegare questo scollamento fra il numero di laureati potenzialmente disoccupati, e il numero di partecipanti ai concorsi/avvisi: ad es. la difficoltà di sostenere le spese di viaggio (talune sedi di concorso, ad es. Sanluri, comportano notevoli costi di viaggio, per chi arriva da lontano), o la disaffezione ai concorsi dovuta alla scarsa oggettività e imparzialità delle prove selettive (purtroppo in molti casi le selezioni favoriscono palesemente candidati locali, interni etc.).
A mio avviso bisognerebbe però iniziare a studiare e considerare meglio il fenomeno della "disoccupazione atipica", che interessa sempre di più la nostra categoria: ovvero tutti coloro che sfuggono a una definizione rigorosa di "disoccupazione", ma che non godono di una piena e soddisfacente condizione di "occupazione" come TSRM.
Fra costoro rientrano innanzitutto coloro che, dopo aver terminato la laurea triennale, decidono piuttosto di investire in Master e Lauree Specialistiche di dubbia utilità e valenza formativa, pur di rinviare l'ingresso nel mercato lavorativo (per evitare di scontrarsi con le difficoltà dello stesso). Non esistono cifre ufficiali, ma si tratta sicuramente di centinaia di TSRM ogni anno.
C'è poi una ampia fascia di tecnici neolaureati, che ha sostanzialmente deciso di optare per l'emigrazione in paesi esteri, e quindi sta svolgendo pratiche burocratiche o è impegnata in tentativi, non sempre coronati da successo, di trovare opportunità lavorative in altri paesi (e quindi ha smesso di cercare lavoro in Italia).
Vi sono poi (sempre più) numerosi colleghi, fra i neolaureati più giovani, i quali - a seconda delle regioni - possono godere di agevolazioni economiche (a loro favore e/o a favore del datore di lavoro) mediante le quali ottenere tirocinii extracurriculari parzialmente remunerati o rimborsati: con formule come la Garanzia giovani, i Giovanisì o altre forme finanziate da stato e regioni, le quali in sostanza permettono a questi colleghi di svolgere lavoro da tecnico di radiologia (in strutture pubbliche o private), pur non percependo un adeguato stipendio. Forme di sotto-occupazione che finiscono per ridurre il nostro lavoro a una sorta di semi-volontariato, e che andrebbero combattute e contrastate anzichè avallate e promosse anche dalla nostra categoria.
A costoro si aggiungono i colleghi che svolgono altri tipi di lavoro precario: come borsisti, o con altri contratti atipici, interinali, a progetto e così via, spesso anche in strutture pubbliche.
Infine, bisogna considerare una fascia ormai ampia, composta da coloro che "lavorano" come liberi professionisti e tuttavia si riconoscono - perchè in effetti lo sono - pur sempre come disoccupati, non potendo percepire una remunerazione e condizioni contrattuali adeguate rispetto alla propria qualifica professionale e al proprio impegno. Si tratta di innumerevoli colleghi i quali "pur di lavorare" hanno accettato l'imposizione dell'apertura di una partita iva, spesso con regime dei minimi - il che significa pur sempre riconoscere il 30-40% della propria remunerazione allo stato, in termini di tasse e contributi, nonchè assumersi spese assicurative e altri costi e rischi in proprio - in cambio di remunerazioni orarie che si aggirano su cifre inferiori ai 20 euro lordi (spesso molto inferiori). Questi colleghi in genere lavorano per un solo committente (partite iva a monocommittenza, quindi già per questo anomale), dal quale sostanzialmente dipendono - essendo a tutti gli effetti in condizione di subordinazione, pertanto non essendo veri "liberi professionisti" - e hanno orari e carichi di lavoro molto variabili, che quindi non consentono, nella maggior parte dei casi, di raggiungere una reddito mensile e annuale nè prevedibile, nè tale da consentire una reale autonomia economica: in poche parole, questi giovani colleghi sono per lo più costretti a svolgere altri lavori (non attinenti) per mantenersi, o a dipendere dalle proprie famiglie, le quali possono "mantenerli" in attesa di una loro futura migliore collocazione lavorativa.

Ebbene, in breve: di quanto aumenterebbe il numero effettivo di partecipanti ai concorsi pubblici, se tutte queste forme di sottoccupazione, anzichè essere agevolate, promosse, avallate e considerate come "normali", fossero contrastate o addirittura eliminate?
Siamo forse di fronte a una trasformazione anche della "domanda di lavoro", e non solo dell'offerta di lavoro, nell'ambito anche delle professioni sanitarie, una trasformazione tale per cui coloro che si laureano come tecnici di radiologia neppure più aspirano al "posto fisso" nel SSN, ma - almeno quelli che possono permetterselo - preferiscono tentare altre strade per accedere al lavoro, anche accettando forme atipiche e/o sottopagate di occupazione, accettando così una forma di "competizione" per l'accesso al lavoro diversa da quella del tipico "concorso pubblico", una forma di competizione cioè basata su un'asta al "ribasso" (lavora chi accetta le condizioni peggiori, insomma)?

Oppure, semplicemente, in questo paese pieno di disoccupati i giovani si stanno abituando all'idea di sopravvivere rimanendo a carico degli anziani (genitori) il più a lungo possibile?

4 commenti:

  1. Io credo che molti accettino borse di studio, stage, etc nella speranza di essere aiutati nel concorso che verrà fatto in quella ASL. Neanche ci provano ad andare fuori regione. Quando mi sono laureata io la partecipazione ai concorsi degli iscritti era più alta. Io ad esempio da quando lavoro a tempo pieno non potrò più partecipare agevolmente ai concorsi perché con il personale ridotto all'osso chiedere 1-2 giorni è complicato.

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    1. Appunto, la sensazione, confermata da alcune cifre, è che la partecipazione ai concorsi stia calando anzichè aumentare - a dispetto di un ipotetico crescente numero di disoccupati. Io ho suggerito nel post alcune spiegazioni possibili, per questo fenomeno. Sicuramente sono in tanti anche coloro che aspettano il concorso "sotto casa", ovvero nella asl o nella zona dove hanno studiato, svolto tirocinio, o dove hanno conoscenze o parentele da sfruttare. Credo però che, data la rarità dei concorsi - ormai sono circa 4-5 all'anno, oltre a una dozzina di avvisi, su scala nazionale - stia soprattutto prevalendo un modello di lavoro - atipico e frammentato, sostanzialmente un modello di sfruttamento del lavoro precario - che evidentemente è considerato accettabile dai più, e anche dalla categoria stessa. Insomma: meglio poco lavoro, e pagato male, anzichè un lavoro dignitoso e fisso, ma da conquistare a prezzo di una selezione pubblica spesso poco meritocratica.

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  2. sei sparito...vinto qualche concorsino eh...;)

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    1. Ho interrotto il lavoro su questo blog ben prima, perchè mi sono impegnato per la categoria in altri modi.
      Poi, successivamente, sì, ho conseguito - tramite concorso - una assunzione a tempo indeterminato.

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