Così recitava testualmente l'articolo 1 ed unico della proposta di legge n. 1178 a firma on.Fontan e altri, presentata nella XIII legislatura (esattamente 19 anni fa, il 23 maggio 1996), con il quale i proponenti, rilevata la "non opportunita` di tale sorta
di tassazione in quanto non rispondente a
criteri di giustizia sociale, venendo la stessa
ad incidere su una categoria socialmente
debole, cioe` coloro i quali sono in cerca di
una occupazione" , chiedevano sic et simpliciter l'eliminazione di questo iniquo sistema di (micro)tassazione.
Com'è evidente, in questi 19 anni la tassa sui concorsi pubblici non solo non è stata eliminata, ma continua a ripresentarsi, a discrezione dell'ente che bandisce questo o quel concorso pubblico, probabilmente assumendo col tempo un peso sempre più gravoso e consistente a carico di un numero sempre maggiore di soggetti (considerando il fatto che i - pochi - concorsi pubblici, in particolare in ambito sanitario, sono affollati da un numero progressivamente crescente di candidati).
Da un lato pertanto i candidati, e i disoccupati in generale, aumentano; dall'altro sempre più spesso enti come ad esempio le aziende sanitarie, dovendo avviare un concorso, prescrivono come requisito essenziale per la partecipazione il pagamento di una tassa concorsuale che in taluni casi supera i 10 o perfino i 20 euro.
Perfino la normativa che sancisce la possibilità, per i singoli enti e a loro discrezione, di prevedere questa tassa di partecipazione (si chiamano in realtà "diritti per la partecipazione ai concorsi") è piuttosto difficile da individuare in maniera precisa: si dovrebbe probabilmente fare riferimento all'art.23 della legge 340/00, che a sua volta richiama normative precedenti che risalgono indietro fino al 1983 (legge 131/83, la quale statuiva una tassa di concorso fino a un massimo di 7500 lire).
Di fatto i singoli enti territoriali hanno facoltà, di volta in volta, di determinare limiti diversi nell'ambito della discrezionalità concessa dalla legge.
Ciò detto in via generale, ritengo che l'abolizione di questo tributo di carattere feudale dovrebbe essere messa senza indugio all'ordine del giorno, sia da parte del governo che da parte delle categorie professionali - come la Federazione dei tecnici di radiologia - che hanno o dovrebbero avere l'interesse a promuovere e difendere i diritti e/o le legittime aspettative dei loro iscritti - molti dei quali partecipano ai concorsi pubblici in qualità di precari e/o disoccupati anche da molti anni.
Si tratta senza dubbio di piccole cifre, ma, per citare Totò, è la somma che fa il totale, da un lato, e in ogni caso si tratta di sottolineare e far valere un principio che trova il suo fondamento più alto nell'art.1 della costituzione italiana (L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro) e nell'art.3, laddove esso prevede come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di natura economica che limitano l'eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Con quale motivazione, se non con motivazioni inique e vessatorie, infatti lo Stato e/o le sue articolazioni impongono al cittadino disoccupato, senza tener alcun conto del suo reddito e del suo patrimonio, l'imposizione di un tributo che grava su di lui proprio in quanto attivamente impegnato nella ricerca di un lavoro?
Talune persone, di recente, hanno sostenuto pubblicamente di aver pagato fino a oltre 130 euro nell'arco di un paio d'anni, a causa di questo sistema di tassazione. Io stesso di recente, inviando la mia domanda di ammissione ad alcuni concorsi, ho speso parecchie decine di euro in pochi mesi.
Quel che rende questo sistema di tassazione ancora più iniquo, poi, è la richiesta di un pagamento del tutto slegato dall'effettiva erogazione di un servizio: ovvero, è possibile che il concorso non si svolga, e che il tributo non venga restituito a coloro che l'hanno già pagato. Oppure, come è più facile che succeda, una preselezione potrebbe escludere anche la quasi totalità dei partecipanti - i quali finiscono per concorrere così, col pagamento della tassa, a sostenere le spese di un concorso del quale beneficiano poi solo un numero ristretto di candidati (quelli ammessi a sostenere le prove successive alla preselezione).
Mi chiedo dunque: la nostra Federazione , e/o altri ordini professionali o organismi sindacali, intendono procedere per sollecitare in modo urgente e pressante l'abolizione di questa vergognosa e iniqua imposizione?
Per quanto ancora la Repubblica italiana dovrà continuare a reggersi su un sistema di piccole e grandi iniquità come questa, spesso e volentieri proprio a danno dei soggetti più deboli (donne, precari, disoccupati, giovani)?
Blog di un tecnico radiologo. Informazioni e opinioni sulla professione radiologica, anche a beneficio di curiosi e pazienti.
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lunedì 25 maggio 2015
sabato 23 maggio 2015
Atto notizia o piuttosto una dichiarazione di resa?
Pubblicizzato su tutti i social network e le pagine web di collegi e federazione dei tecnici di radiologia, il c.d. atto notizia , ovvero l'iniziativa con cui si intendeva sollecitare il ministero della Salute affinchè ponesse limiti più stringenti alla determinazione del fabbisogno formativo per quanto riguarda il corso di laurea per TSRM (tenendo conto della drammatica condizione occupazionale in cui versa attualmente la categoria) scadeva proprio in questi giorni (ovvero, scadeva la possibilità di aderirvi).
Le mie perplessità vertono su tre aspetti in particolare:
a)le caratteristiche formali del documento, che si conclude con la sottoscrizione, da parte dei presidenti di collegio e dei TSRM (sottoscrittori) di un mandato allo a uno studio legale. A che pro sottoscrivere un mandato? Prima di dare mandato (per quanto limitato, gratuito, collettivo etc.) a un avvocato, avrei voluto capire quali azioni legali esso intenderebbe intraprendere in seguito, (anche) a mio nome (ammesso che siano previste ulteriori azioni, in seguito).
Da questo punto di vista, sono rimasto inoltre molto perplesso dalle modalità di sottoscrizione previste per il documento, che non prevedevano alcuna forma di "autenticazione" dell'adesione: era possibile anche inserire più nomi, e relativi codici fiscali, all'interno di un modulo collettivo e inviare lo stesso via fax. Un documento così importante avrebbe dovuto prevedere a mio avviso modalità di sottoscrizione assolutamente incontrovertibili. Tuttavia, e anche questo mi ha lasciato perplesso, si è preferito agire con una certa celerità( o frettolosità), senza approfondire questi aspetti formali.
B)La mancanza di una descrizione più accurata, puntuale e possibilmente accompagnata da dati statistici precisi, del fenomeno "inoccupazione": esistono infatti situazioni diversificate, per esempio una ampia zona grigia composta da vari tipi di precariato più o meno legalizzato, e infine sarebbe opportuno effettuare, da parte della federazione e dei collegi, un monitoraggio preciso dell'andamento della disoccupazione (per capire se e quanto sta aumentando, e in quali zone del paese in particolare, dato che la sanità, in Italia, è organizzata su base regionale e quindi abbiamo 20 sanità diverse, alla fin fine).
Da questo punto di vista non sono mancati negli ultimi anni articoli, interventi pubblici e anche analisi statistiche (ad es. da parte di Almalaurea), le quali hanno mostrato puntualmente il progressivo peggioramento della condizione occupazionale dei TSRM e, allo stesso tempo, il progressivo ampliamento della forbice fra il fabbisogno formativo indicato dalla categoria professionale e l'effettivo numero di posti per l'ammissione al corso di laurea, messi a concorso dalle università di anno in anno. Addirittura alla questione, riguardante anche le altre professioni sanitarie, sono stati dedicati veri e propri piccoli saggi, anche in inglese, come questo del dr. Mastrillo. Come mai nel documento non vi è alcun preciso riferimento a queste analisi statistiche, e in ogni caso non è indicato in alcun modo, neppure approssimativo, l'effettivo numero di TSRM disoccupati, precari, sottoccupati o emigrati all'estero in cerca di occupazione? Esiste un monitoraggio di questo tipo, o si intende almeno prevederlo per il futuro?
C)La mancanza di richieste o proposte precise, per affrontare e risolvere il problema, a parte quella che venga tenuto in considerazione, da parte del Ministero, il fabbisogno formativo identificato dalla Federazione - che, se ricordo bene, è stato, negli ultimi anni, mediamente pari a circa 800 nuovi TSRM all'anno (mica pochi).
Genericamente, si richiede che il ministero faccia pressione sugli enti locali, affinchè si sblocchino le assunzioni nel SSN. E' tuttavia ampiamente noto il fatto che in molte regioni ci siano problemi seri di "budget" che impediscono o rallentano le assunzioni; o che addirittura portano, come di recente in alcune realtà, a tagliare i posti di lavoro, in particolare dei precari.
In particolare la considerazione di questo ultimo aspetto critico, ovvero della mancata indicazione di proposte costruttive per tamponare l'emergenza occupazionale - in modo più tempestivo, laddove la riduzione del fabbisogno formativo avrebbe effetti sull'occupazione solo in un arco temporale superiore ai 3 anni - mi ha convinto a non sottoscrivere questo documento.
Ancorchè infatti ritengo opportuno sostenere qualunque iniziativa volta a denunciare la situazione di disagio in cui io stesso mi trovo, in qualità di TSRM disoccupato, tuttavia ho riscontrato in questa iniziativa "improvvisa", più che urgente, poco documentata e poco approfondita - anche negli obiettivi che essa potrebbe e dovrebbe porsi - più che altro la volontà di dimostrare l'attenzione della Federazione e dei collegi al problema, una attenzione che però, se non seguita da atti concreti più puntuali, rischia piuttosto di confondersi con una preoccupante (e involontaria) dichiarazione di impotenza.
Ovvero: se nell'atto notizia mancano richieste o proposte precise, non sarà per il fatto che....per i TSRM disoccupati ormai non c'è più quasi niente da fare, al di là delle parole, concretamente?
Questo è almeno il dubbio con cui sono rimasto, leggendo e rileggendo questo documento. Spero in ogni caso che i fatti, conseguenti alla presentazione di questo atto notizia al ministero, possano effettivamente dissipare ogni mia perplessità.
Migliaia di tecnici di radiologia, in particolare, senza dubbio, i tanti disoccupati e precari, ma anche tecnici più esperti, soprattutto fra coloro che sono più coinvolti nell'ambito degli organismi collegiali, hanno sottoscritto, anche in maniera entusiastica, questo documento, che sostanzialmente conferisce una sorta di mandato allo studio legale incaricato dalla Federazione, invitando formalmente il suddetto Ministero a pronunciarsi sulle questioni poste nell'atto entro un termine di 30 giorni, salvis iuribus.
Personalmente, pur essendo disoccupato e attivamente in cerca di occupazione come tecnico di radiologia da ormai circa 18 mesi, ho ritenuto opportuno non sottoscrivere questo documento, pur dopo una travagliata riflessione, a causa di alcune perplessità che riassumo qui di seguito, perplessità sulle quali ho preferito non esprimermi pubblicamente in precedenza, per non suscitare polemiche e contrasti all'interno della categoria (e fra i TSRM disoccupati, soprattutto).
a)le caratteristiche formali del documento, che si conclude con la sottoscrizione, da parte dei presidenti di collegio e dei TSRM (sottoscrittori) di un mandato allo a uno studio legale. A che pro sottoscrivere un mandato? Prima di dare mandato (per quanto limitato, gratuito, collettivo etc.) a un avvocato, avrei voluto capire quali azioni legali esso intenderebbe intraprendere in seguito, (anche) a mio nome (ammesso che siano previste ulteriori azioni, in seguito).
Da questo punto di vista, sono rimasto inoltre molto perplesso dalle modalità di sottoscrizione previste per il documento, che non prevedevano alcuna forma di "autenticazione" dell'adesione: era possibile anche inserire più nomi, e relativi codici fiscali, all'interno di un modulo collettivo e inviare lo stesso via fax. Un documento così importante avrebbe dovuto prevedere a mio avviso modalità di sottoscrizione assolutamente incontrovertibili. Tuttavia, e anche questo mi ha lasciato perplesso, si è preferito agire con una certa celerità( o frettolosità), senza approfondire questi aspetti formali.
B)La mancanza di una descrizione più accurata, puntuale e possibilmente accompagnata da dati statistici precisi, del fenomeno "inoccupazione": esistono infatti situazioni diversificate, per esempio una ampia zona grigia composta da vari tipi di precariato più o meno legalizzato, e infine sarebbe opportuno effettuare, da parte della federazione e dei collegi, un monitoraggio preciso dell'andamento della disoccupazione (per capire se e quanto sta aumentando, e in quali zone del paese in particolare, dato che la sanità, in Italia, è organizzata su base regionale e quindi abbiamo 20 sanità diverse, alla fin fine).
Da questo punto di vista non sono mancati negli ultimi anni articoli, interventi pubblici e anche analisi statistiche (ad es. da parte di Almalaurea), le quali hanno mostrato puntualmente il progressivo peggioramento della condizione occupazionale dei TSRM e, allo stesso tempo, il progressivo ampliamento della forbice fra il fabbisogno formativo indicato dalla categoria professionale e l'effettivo numero di posti per l'ammissione al corso di laurea, messi a concorso dalle università di anno in anno. Addirittura alla questione, riguardante anche le altre professioni sanitarie, sono stati dedicati veri e propri piccoli saggi, anche in inglese, come questo del dr. Mastrillo. Come mai nel documento non vi è alcun preciso riferimento a queste analisi statistiche, e in ogni caso non è indicato in alcun modo, neppure approssimativo, l'effettivo numero di TSRM disoccupati, precari, sottoccupati o emigrati all'estero in cerca di occupazione? Esiste un monitoraggio di questo tipo, o si intende almeno prevederlo per il futuro?
C)La mancanza di richieste o proposte precise, per affrontare e risolvere il problema, a parte quella che venga tenuto in considerazione, da parte del Ministero, il fabbisogno formativo identificato dalla Federazione - che, se ricordo bene, è stato, negli ultimi anni, mediamente pari a circa 800 nuovi TSRM all'anno (mica pochi).
Genericamente, si richiede che il ministero faccia pressione sugli enti locali, affinchè si sblocchino le assunzioni nel SSN. E' tuttavia ampiamente noto il fatto che in molte regioni ci siano problemi seri di "budget" che impediscono o rallentano le assunzioni; o che addirittura portano, come di recente in alcune realtà, a tagliare i posti di lavoro, in particolare dei precari.
In particolare la considerazione di questo ultimo aspetto critico, ovvero della mancata indicazione di proposte costruttive per tamponare l'emergenza occupazionale - in modo più tempestivo, laddove la riduzione del fabbisogno formativo avrebbe effetti sull'occupazione solo in un arco temporale superiore ai 3 anni - mi ha convinto a non sottoscrivere questo documento.
Ancorchè infatti ritengo opportuno sostenere qualunque iniziativa volta a denunciare la situazione di disagio in cui io stesso mi trovo, in qualità di TSRM disoccupato, tuttavia ho riscontrato in questa iniziativa "improvvisa", più che urgente, poco documentata e poco approfondita - anche negli obiettivi che essa potrebbe e dovrebbe porsi - più che altro la volontà di dimostrare l'attenzione della Federazione e dei collegi al problema, una attenzione che però, se non seguita da atti concreti più puntuali, rischia piuttosto di confondersi con una preoccupante (e involontaria) dichiarazione di impotenza.
Ovvero: se nell'atto notizia mancano richieste o proposte precise, non sarà per il fatto che....per i TSRM disoccupati ormai non c'è più quasi niente da fare, al di là delle parole, concretamente?
Questo è almeno il dubbio con cui sono rimasto, leggendo e rileggendo questo documento. Spero in ogni caso che i fatti, conseguenti alla presentazione di questo atto notizia al ministero, possano effettivamente dissipare ogni mia perplessità.
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