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sabato 1 agosto 2015

Non ci sono più i disoccupati di una volta.

Più volte su questo blog, e altrove, su svariati forum e pagine Facebook, ho denunciato la situazione di grave disagio che interessa da alcuni anni la nostra categoria professionale: in particolare a causa della crescente quota di disoccupati o sotto-occupati, dovuta all'effetto combinato degli errori di programmazione nell'accesso ai corsi di laurea da un lato, e del sostanziale blocco del turn-over e delle assunzioni nel SSN, negli ultimi anni, dall'altro.
Pur mancando una stima ufficiale o un monitoraggio statistico oggettivo che consentisse di quantificare e misurare l'andamento della disoccupazione e delle altre forme di precariato che coinvolgono i tecnici di radiologia laureati negli ultimi anni, alcuni dati e alcune dichiarazioni, anche del presidente della federazione Beux, mi hanno portato a stimare una cifra di 3-4000 disoccupati (compresi i colleghi che lavorano in condizioni contrattuali non adeguate). Questi dati trovano del resto conforto nella statistiche proposte da Almalaurea, secondo la quale solo un terzo dei laureati in tecniche di radiologia trova lavoro entro un anno dalla laurea (e non necessariamente si tratta di lavoro stabile e adeguatamente remunerato).

Ultimamente, mi sto rendendo conto che queste stime sono probabilmente sopravvalutate; ovvero che è sempre più urgente un monitoraggio statistico ufficiale - che dovrebbe essere svolto periodicamente da collegi e federazione - che in particolare discrimini e distingua con precisione la quota di disoccupati "reali", ovvero attivamente impegnati nella ricerca di lavoro, da un'altra ampia e crescente "zona grigia", composta da tutti coloro che al momento si dichiarano "disoccupati" ma svolgono in realtà attività lavorative saltuarie, occasionali, o in condizioni contrattuali non idonee, o godendo di finanziamenti temporanei legati ad attività di tirocinio, o figurando come "liberi professionisti" con remunerazioni molto basse spesso poco qualificanti per l'intera categoria.
Sarebbe cioè importante - anche per comprendere meglio il cambiamento del mercato del lavoro nell'ambito sanitario e quindi poter meglio svolgere azioni sia di orientamento che di tutela dei diritti sia dei colleghi che cercano lavoro, che di coloro che sono già occupati, e di tutela della nostra professionalità in generale - identificare con precisione non solo quanti siano i disoccupati, ma (qualitativamente) chi siano, realmente, i TSRM formalmente in cerca di occupazione.

Scrivo queste riflessioni essendo appena reduce da una giornata in cui si sono svolte le prime prove di selezione di ben due concorsi pubblici, ahimè collocati contemporaneamente per una curiosa coincidenza (ammesso che sia stata tale): la prova scritta del concorso di Sanluri e la prova preselettiva del concorso di Aviano.
Al concorso di Sanluri erano stati ammessi oltre 600 TSRM, a quello di Aviano una cifra appena inferiore. In totale quindi erano coinvolti nelle prove di ieri, teoricamente, oltre 1000 tecnici di radiologia.
Ebbene: al concorso di Sanluri si sono presentati solo 221 candidati; alla prova di Aviano, svoltasi a Pordenone, solo 158 candidati. La partecipazione quindi è stata vicina al 30%, rispetto al numero di candidati ammessi alle prove.
Questo numero, che può sembrare molto basso, trova del resto corrispondenza nelle cifre relative alla partecipazione ai precedenti concorsi pubblici degli ultimi mesi e anni. Per fare alcuni esempi, al concorso di Chivasso-Ivrea (Asl TO4) si presentarono circa 350 candidati, sugli oltre 800 ammessi. Al concorso di Pescara, su quasi 1800 ammessi, i presenti furono circa 800. Al concorso di Verona, i presenti furono 319, pur essendo stati ammessi oltre 1000 candidati.
Anche per quanto riguarda gli avvisi pubblici, che spesso sono espletati mediante una unica prova selettiva (orale o scritta), la percentuali di partecipazione sono all'incirca le medesime (fra il 30 e il 50%, rispetto al numero di candidati ammessi): ad es., all'avviso di Fano i presenti erano circa 150, rispetto ai 300 ammessi, a quello di Garbagnate circa 70, sui 138 ammessi, a Taranto 247, su 458, ad Omegna meno di 60, su circa 270 ammessi.

Potrei continuare con gli esempi, ma le cifre sono queste, e un dato risulta evidente e indiscutibile, anche in considerazione del fatto che avvisi e concorsi sono ormai veramente rari - sicchè è opportuno, per chi cerca lavoro, spostarsi anche su tutto il territorio nazionale, come del resto fanno in molti, per partecipare al maggior numero di prove selettive possibili: ebbene, coloro che effettivamente partecipano "abitualmente" a concorsi e avvisi non sono più di 3-400.
Bisogna infatti tener conto che, a seconda delle zone, partecipano ai concorsi e agli avvisi anche un certo numero di TSRM già assunti presso altre strutture pubbliche o private, i quali cercano evidentemente una migliore collocazione, in genere per avvicinarsi alla propria zona di origine o per altri motivi personali. Occorre quindi decurtare le cifre precedenti, anche di questa quota.

A mio avviso quindi sono non più di poche centinaia coloro che, essendo disoccupati, svolgono attivamente e abitualmente azioni di ricerca di lavoro in ambito pubblico: all'incirca il 10-20% rispetto a coloro che teoricamente sono stati considerati come "disoccupati" nelle valutazioni svolte ufficiosamente negli ultimi anni (come dicevo, circa 3-4000).
Queste valutazioni tenevano ovviamente conto anche del fatto che, anche negli ultimi 2-3 anni, si sono laureati oltre 1000 TSRM per anno: risulta quindi piuttosto difficile comprendere quale sia stato il destino lavorativo di questi 1000 neolaureati per anno, considerando che essi in buona parte neppure si iscrivono ai concorsi (che sono in sostanza circa 5-6 all'anno), oppure, pur essendo iscritti, non partecipano.

Alcune motivazioni possono in parte spiegare questo scollamento fra il numero di laureati potenzialmente disoccupati, e il numero di partecipanti ai concorsi/avvisi: ad es. la difficoltà di sostenere le spese di viaggio (talune sedi di concorso, ad es. Sanluri, comportano notevoli costi di viaggio, per chi arriva da lontano), o la disaffezione ai concorsi dovuta alla scarsa oggettività e imparzialità delle prove selettive (purtroppo in molti casi le selezioni favoriscono palesemente candidati locali, interni etc.).
A mio avviso bisognerebbe però iniziare a studiare e considerare meglio il fenomeno della "disoccupazione atipica", che interessa sempre di più la nostra categoria: ovvero tutti coloro che sfuggono a una definizione rigorosa di "disoccupazione", ma che non godono di una piena e soddisfacente condizione di "occupazione" come TSRM.
Fra costoro rientrano innanzitutto coloro che, dopo aver terminato la laurea triennale, decidono piuttosto di investire in Master e Lauree Specialistiche di dubbia utilità e valenza formativa, pur di rinviare l'ingresso nel mercato lavorativo (per evitare di scontrarsi con le difficoltà dello stesso). Non esistono cifre ufficiali, ma si tratta sicuramente di centinaia di TSRM ogni anno.
C'è poi una ampia fascia di tecnici neolaureati, che ha sostanzialmente deciso di optare per l'emigrazione in paesi esteri, e quindi sta svolgendo pratiche burocratiche o è impegnata in tentativi, non sempre coronati da successo, di trovare opportunità lavorative in altri paesi (e quindi ha smesso di cercare lavoro in Italia).
Vi sono poi (sempre più) numerosi colleghi, fra i neolaureati più giovani, i quali - a seconda delle regioni - possono godere di agevolazioni economiche (a loro favore e/o a favore del datore di lavoro) mediante le quali ottenere tirocinii extracurriculari parzialmente remunerati o rimborsati: con formule come la Garanzia giovani, i Giovanisì o altre forme finanziate da stato e regioni, le quali in sostanza permettono a questi colleghi di svolgere lavoro da tecnico di radiologia (in strutture pubbliche o private), pur non percependo un adeguato stipendio. Forme di sotto-occupazione che finiscono per ridurre il nostro lavoro a una sorta di semi-volontariato, e che andrebbero combattute e contrastate anzichè avallate e promosse anche dalla nostra categoria.
A costoro si aggiungono i colleghi che svolgono altri tipi di lavoro precario: come borsisti, o con altri contratti atipici, interinali, a progetto e così via, spesso anche in strutture pubbliche.
Infine, bisogna considerare una fascia ormai ampia, composta da coloro che "lavorano" come liberi professionisti e tuttavia si riconoscono - perchè in effetti lo sono - pur sempre come disoccupati, non potendo percepire una remunerazione e condizioni contrattuali adeguate rispetto alla propria qualifica professionale e al proprio impegno. Si tratta di innumerevoli colleghi i quali "pur di lavorare" hanno accettato l'imposizione dell'apertura di una partita iva, spesso con regime dei minimi - il che significa pur sempre riconoscere il 30-40% della propria remunerazione allo stato, in termini di tasse e contributi, nonchè assumersi spese assicurative e altri costi e rischi in proprio - in cambio di remunerazioni orarie che si aggirano su cifre inferiori ai 20 euro lordi (spesso molto inferiori). Questi colleghi in genere lavorano per un solo committente (partite iva a monocommittenza, quindi già per questo anomale), dal quale sostanzialmente dipendono - essendo a tutti gli effetti in condizione di subordinazione, pertanto non essendo veri "liberi professionisti" - e hanno orari e carichi di lavoro molto variabili, che quindi non consentono, nella maggior parte dei casi, di raggiungere una reddito mensile e annuale nè prevedibile, nè tale da consentire una reale autonomia economica: in poche parole, questi giovani colleghi sono per lo più costretti a svolgere altri lavori (non attinenti) per mantenersi, o a dipendere dalle proprie famiglie, le quali possono "mantenerli" in attesa di una loro futura migliore collocazione lavorativa.

Ebbene, in breve: di quanto aumenterebbe il numero effettivo di partecipanti ai concorsi pubblici, se tutte queste forme di sottoccupazione, anzichè essere agevolate, promosse, avallate e considerate come "normali", fossero contrastate o addirittura eliminate?
Siamo forse di fronte a una trasformazione anche della "domanda di lavoro", e non solo dell'offerta di lavoro, nell'ambito anche delle professioni sanitarie, una trasformazione tale per cui coloro che si laureano come tecnici di radiologia neppure più aspirano al "posto fisso" nel SSN, ma - almeno quelli che possono permetterselo - preferiscono tentare altre strade per accedere al lavoro, anche accettando forme atipiche e/o sottopagate di occupazione, accettando così una forma di "competizione" per l'accesso al lavoro diversa da quella del tipico "concorso pubblico", una forma di competizione cioè basata su un'asta al "ribasso" (lavora chi accetta le condizioni peggiori, insomma)?

Oppure, semplicemente, in questo paese pieno di disoccupati i giovani si stanno abituando all'idea di sopravvivere rimanendo a carico degli anziani (genitori) il più a lungo possibile?

sabato 30 maggio 2015

Un po' di dati: ovvero, da dove vengono migliaia di tecnici di radiologia disoccupati.

Nell'anno solare, in un certo senso annus horribilis, 2013, secondo le statistiche del Miur terminarono il corso di studi in tecniche di radiologia, conseguendo la relativa laurea e abilitazione professionale, ben 1127 studenti, fra i quali - nella sessione autunnale - anche il sottoscritto.
Mi riprometto di raccogliere con più precisione anche i dati degli anni precedenti, ma ritengo che questo sia stato l'anno in cui è stato raggiunto il record, quanto al numero di nuovi TSRM "prodotti" e immessi sul mercato del lavoro (e della disoccupazione) dal sistema universitario.
Com'è stato subito evidente - a chi si è trovato fra quei 1127 - e come i numeri, per quanto confusi, hanno dimostrato anche da un punto di vista statistico, un tale numero di laureati rappresentava un vistoso surplus, rispetto alla reale disponibilità di posti di lavoro, ancorchè in buona parte posti precari e sottopagati, nel sistema sanitario pubblico e privato italiano.
Come infatti i dati di Almalaurea (che registra annualmente i tassi di occupazione dei laureati nei diversi corsi di laurea, sia pure individuando come occupati coloro che svolgono lavori anche transitori e non necessariamente corrispondenti alla propria qualifica professionale) hanno mostrato, di quei 1127 meno della metà aveva trovato una qualsivoglia occupazione, dopo 12 mesi dal conseguimento del titolo.

Come più volte ho avuto modo di ripetere in varie sedi, tuttavia, un monitoraggio preciso del numero di TSRM disoccupati o sottoccupati non è al momento disponibile e non è stato mai portato a termine a livello nazionale, neppure in anni precedenti. E' pertanto molto difficile individuare da un punto di vista statistico l'evoluzione del disagio occupazionale della categoria, e determinare in quale momento e in che misura si sia verificato il passaggio da una situazione in cui l'iscrizione al corso di laurea in tecniche di radiologia offriva uno sbocco occupazionale post-laurea pressocchè immediato e garantito, a una situazione in cui questo titolo di studio è divenuto uno dei meno spendibili, sul mercato del lavoro, fra quelli che rientrano nell'area delle professioni sanitarie.
Di recente mi sono imbattuto in un dato che mi ha suscitato una certa impressione: all'incirca nel 2008, i TSRM iscritti all'albo risultavano 21600. Attualmente, 7 anni dopo, il numero è salito a 27500 (circa). Si tratta di un aumento vicino al 30 % nel numero di tecnici di radiologia disponibili sul mercato del lavoro, aumento che non ha praticamente corrispondenza col numero di TSRM effettivamente occupati nel SSN (che sono rimasti fermi intorno ai 16.000 circa, negli ultimi anni).
Quale parte del mercato del lavoro avrebbe dunque dovuto assorbire, questo maggior numero (circa 6000 in più) di tecnici di radiologia, considerando che ormai il SSN da diversi anni tende a stabilizzare o addirittura a ridurre il personale dipendente? Com'è evidente, per quanto in lieve crescita, il mercato privato non poteva (e non può) assorbire di colpo un numero così elevato di neolaureati, considerando anche le caratteristiche occupazionali tipiche del mercato privato (ovvero la tendenza ad aumentare la produttività del lavoro riducendo al minimo il costo del personale).

E' difficile dunque individuare esattamente le responsabilità di un così scellerato ed evidente errore di programmazione nella definizione dei fabbisogni formativi e dei numeri per l'accesso programmato al corso di laurea in tecniche di radiologia.
Una tabella elaborata recentemente dal dr. Mastrillo, per l'Osservatorio del Miur sulle professioni sanitarie, riepiloga in modo statisticamente preciso l'andamento anno per anno del numero di iscritti (anche in relazione alle richieste della categoria, delle regioni e delle università, e con riferimento al relativo dato sull'occupazione a 1 anno secondo Almalaurea):

Come risulta dai dati, inizialmente - negli anni a cavallo del cambio di millennio, dal 1999 in avanti - è stata proprio la categoria professionale dei tecnici di radiologia a richiedere un forte aumento del numero di posti disponibili, passando dai 600 del 1999 ai 1586 del 2003 (un aumento di quasi 1000 posti in soli 4 anni!), a fronte di una richiesta delle regioni molto più moderata. Successivamente si è poi verificato un ripensamento, per così dire, da parte dell'ordine professionale dei tecnici, a fronte di una richiesta da parte delle regioni progressivamente crescente, che ha trovato una consonanza sempre più piena nelle esigenze delle università: si è così verificato, negli anni dal 2007 in avanti, uno scarto mediamente di 250-300 posti all'anno fra le richieste della categoria e i posti effettivamente messi a bando dalle università. Quest'ultimo dato porterebbe quindi a concludere che questo scarto, portato avanti negli anni, sia stato la vera causa della creazione di una sacca di alcune migliaia di tecnici di radiologia disoccupati (probabilmente 3, forse anche 4000 secondo alcune stime). 
Tuttavia, leggendo bene i numeri, non sorge almeno il dubbio che un eccesso di ottimismo, o un errore di programmazione, si sia verificato da parte di tutti i soggetti coinvolti, sia pure in tempi storicamente diversi, quasi in una sorta di staffetta di responsabilità? Com'è stato possibile, da parte della categoria professionale, negli anni fra il 2003 e il 2007, immaginare un fabbisogno di circa 1400 tecnici di radiologia all'anno (quando gli iscritti all'albo già coprivano pienamente le esigenze del SSN, almeno nella maggior parte delle regioni)? Questo dato è rilevante soprattutto se poi si considera il margine di tempo (3 - 4 anni) necessario a quegli iscritti per laurearsi.....si arriva così al 2010, l'anno in cui - come i dati Almalaurea evidenziano - il mercato del lavoro ha iniziato a saturarsi.
Insomma, a volte le responsabilità sono molteplici e non vanno cercate solo dov'è più facile e immediato, nei tempi più recenti, ma anche ricostruite anno per anno, guardandosi indietro.



giovedì 28 maggio 2015

Guida pratica per cercare lavoro per tecnici di radiologia ancora a spasso.

Chi mi segue, qui o su altri forum, blog o su facebook, è certamente al corrente di quanto io sia impegnato attivamente, da molto tempo, nella ricerca di una occupazione - in particolare nella ricerca di un lavoro come tecnico di radiologia, in seguito alla laurea conseguita ormai oltre 18 mesi fa.

Questo post intende pertanto riassumere in modo estremamente sintetico e pragmatico le informazioni che ho raccolto nel corso di questa esperienza da TSRM disoccupato, informazioni che vorrebbero rappresentare una sorta di guida pratica elementare per tutti coloro che si trovano o si troveranno, ahimè, nella mia stessa condizione.Ovviamente non si tratta di istruzioni esaustive, e anzi, chiunque può, volendo, arricchire questa guida inserendo nei commenti ulteriori indicazioni o suggerimenti pratici.
E' tuttavia necessario ribadire, a scanso di equivoci, che il 90% dei posti di lavoro in ambito privato si trovano solo con modalità del tutto personali: passaparola, segnalazioni, raccomandazioni, conoscenze....difficilmente un centro diagnostico o una clinica privata inserisce un annuncio su internet o da qualche altra parte, quando cerca un tecnico di radiologia. Pertanto questa guida è utile soprattutto per cercare lavoro in ambito pubblico (nel SSN e nei vari enti con esso convenzionati).
 
1)Gazzetta ufficiale: http://www.gazzettaufficiale.it/30giorni/concorsi , due volte a settimana (martedì e venerdì): utile solo per trovare i concorsi a tempo indeterminato e i calendari delle relative prove.

2)I Bollettini ufficiali regionali (BUR). Ogni regione ha il suo BUR (quindi bisogna consultarne 20, questo è l'elenco), e tutti, salvo quello della Sicilia, dispongono di una funzione di ricerca molto semplice. Sul Bur si trovano più facilmente i bandi per tempo determinato, e talora anche altri bandi, per esempio per collaborazioni, incarichi etc.; tuttavia la pubblicazione nel BUR di questi bandi NON è obbligatoria da parte degli enti coinvolti.

3)I motori di ricerca specializzati: i motori di ricerca specializzati nelle offerte di lavoro sono tantissimi, io utilizzo soprattutto Kitlavoro, Lavoratorio, Jobrapido (che consente anche di programmare degli alert che si ricevono via mail quotidianamente) e Kijiji, ma esistono tanti altri, ad esempio Monster e Infojobs (questi ultimi però raramente hanno offerte che ci riguardano).

4)SAN GOOGLE: da usare quotidianamente. Google archivia con grande frequenza TUTTE le pagine web, e dunque anche le pagine web dove sono pubblicati annunci e bandi. Il problema è "stanarle". Bisogna saper interrogare Google: impostando opportune chiavi di ricerca (io utilizzo ad esempio 'borsa di studio tecnico di radiologia', 'avviso cps tecnico radiologia', 'avviso pubblico tecnico radiologia', 'incarico partita iva tecnico radiologia' e così via), e limitando la ricerca a un intervallo temporale ristretto (per esempio ultima settimana, ultime 24 ore se si fanno ricerche frequenti).

5)I gruppi Facebook: esistono numerosi gruppi e pagine su Facebook dedicate alla nostra professione, tuttavia la maggior parte dei gruppi è gestita da persone che per vario motivo ritengono non opportuno dare spazio alle offerte di lavoro. Pertanto difficilmente su Facebook si troveranno bandi e annunci, salvo i casi di concorsi a tempo indeterminato.

6)Altri siti e blog web legati alla professione: molto utili anche per restare informati su tematiche relative alla professione e sulla situazione del mercato del lavoro sono siti come Fermo non respiri (in particolare il forum) e il blog Allieva Tsrm. Creare un profilo su Linkedin e aggiornare la propria rete di contatti professionali costantemente può rivelarsi utile, soprattutto nella ricerca di lavoro presso enti privati. E' sicuramente, inoltre, consigliabile seguire costantemente gli aggiornamenti dei siti dei collegi professionali, in particolare di quelli, come il collegio di Foggia, che pubblicano in maniera costante notizie, anche relative ad avvisi e concorsi (purtroppo la maggior parte dei collegi non fornisce questo tipo di servizio).

7)I siti delle aziende sanitarie e i relativi albi pretori: l'elenco è disponibile qui, per esempio: http://www.tecdilaboratorio.altervista.org/asl-italiane.html . Questo invece è l'elenco degli Irccs: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=794&area=ricerca+sanitaria&menu=ssn. Purtroppo talora vengono pubblicati bandi particolarmente nascosti, che si possono trovare solo così, cercando ad es. nell'albo pretorio della singola Asl, azienda ospedaliera etc.
Ovviamente, trattandosi di centinaia di enti diversi, e di relativi siti, è molto difficile consultarli in maniera adeguatamente frequente: d'altra parte, bandi relativi a incarichi o borse di studio vengono spesso pubblicati solo per una settimana, 10 giorni al massimo, e spesso sono di difficile reperibilità anche per chi adopera Google.
E' pertanto consigliabile, per facilitare il monitoraggio dei siti di proprio interesse, utilizzare una estensione del browser, come Page Monitor (disponibile per Chrome), che consente di programmare il monitoraggio automatico di qualunque pagina web - in modo da ricevere delle notifiche in caso di cambiamenti della pagina, come avviene nel caso della pubblicazione di nuovi bandi.

Esistono infine delle directory utili da consultare per chi cerca cliniche private o centri diagnostici. Sono tuttavia poco aggiornate, molto incomplete, e probabilmente per chi è interessato a questo tipo di ricerca la cosa migliore è partire dal sito della propria Regione, dove quasi sempre è possibile trovare l'elenco delle strutture private accreditate con i relativi indirizzi (a volte anche siti web).

Mi auguro che questo post sia utile, ma ovviamente la cosa più utile sarebbe collaborare per rendere questa ricerca di lavoro ancora più semplice e più efficace!

lunedì 25 maggio 2015

Ogni tipo di tassa per l’ammissione a qualsiasi concorso pubblico è soppressa.

Così recitava testualmente l'articolo 1 ed unico della proposta di legge n. 1178 a firma on.Fontan e altri, presentata nella XIII legislatura (esattamente 19 anni fa, il 23 maggio 1996), con il quale i proponenti, rilevata la "non opportunita` di tale sorta di tassazione in quanto non rispondente a criteri di giustizia sociale, venendo la stessa ad incidere su una categoria socialmente debole, cioe` coloro i quali sono in cerca di una occupazione" , chiedevano sic et simpliciter l'eliminazione di questo iniquo sistema di (micro)tassazione.

Com'è evidente, in questi 19 anni la tassa sui concorsi pubblici non solo non è stata eliminata, ma continua a ripresentarsi, a discrezione dell'ente che bandisce questo o quel concorso pubblico, probabilmente assumendo col tempo un peso sempre più gravoso e consistente a carico di un numero sempre maggiore di soggetti (considerando il fatto che i - pochi - concorsi pubblici, in particolare in ambito sanitario, sono affollati da un numero progressivamente crescente di candidati).
Da un lato pertanto i candidati, e i disoccupati in generale, aumentano; dall'altro sempre più spesso enti come ad esempio le aziende sanitarie, dovendo avviare un concorso, prescrivono come requisito essenziale per la partecipazione il pagamento di una tassa concorsuale che in taluni casi supera i 10 o perfino i 20 euro.

Perfino la normativa che sancisce la possibilità, per i singoli enti e a loro discrezione, di prevedere questa tassa di partecipazione (si chiamano in realtà "diritti per la partecipazione ai concorsi") è piuttosto difficile da individuare in maniera precisa: si dovrebbe probabilmente fare riferimento all'art.23 della legge 340/00, che a sua volta richiama normative precedenti che risalgono indietro fino al 1983 (legge 131/83, la quale statuiva una tassa di concorso fino a un massimo di 7500 lire).
Di fatto i singoli enti territoriali hanno facoltà, di volta in volta, di determinare limiti diversi nell'ambito della discrezionalità concessa dalla legge.

Ciò detto in via generale, ritengo che l'abolizione di questo tributo di carattere feudale dovrebbe essere messa senza indugio all'ordine del giorno, sia da parte del governo che da parte delle categorie professionali - come la Federazione dei tecnici di radiologia - che hanno o dovrebbero avere l'interesse a promuovere e difendere i diritti e/o le legittime aspettative dei loro iscritti - molti dei quali partecipano ai concorsi pubblici in qualità di precari e/o disoccupati anche da molti anni.
Si tratta senza dubbio di piccole cifre, ma, per citare Totò, è la somma che fa il totale, da un lato, e in ogni caso si tratta di sottolineare e far valere un principio che trova il suo fondamento più alto nell'art.1 della costituzione italiana (L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro) e nell'art.3, laddove esso prevede come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di natura economica che limitano l'eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Con quale motivazione, se non con motivazioni inique e vessatorie, infatti lo Stato e/o le sue articolazioni impongono al cittadino disoccupato, senza tener alcun conto del suo reddito e del suo patrimonio, l'imposizione di un tributo che grava su di lui proprio in quanto attivamente impegnato nella ricerca di un lavoro?

Talune persone, di recente, hanno sostenuto pubblicamente di aver pagato fino a oltre 130 euro nell'arco di un paio d'anni, a causa di questo sistema di tassazione. Io stesso di recente, inviando la mia domanda di ammissione ad alcuni concorsi, ho speso parecchie decine di euro in pochi mesi.
Quel che rende questo sistema di tassazione ancora più iniquo, poi, è la richiesta di un pagamento del tutto slegato dall'effettiva erogazione di un servizio: ovvero, è possibile che il concorso non si svolga, e che il tributo non venga restituito a coloro che l'hanno già pagato. Oppure, come è più facile che succeda, una preselezione potrebbe escludere anche la quasi totalità dei partecipanti - i quali finiscono per concorrere così, col pagamento della tassa, a sostenere le spese di un concorso del quale beneficiano poi solo un numero ristretto di candidati (quelli ammessi a sostenere le prove successive alla preselezione).

Mi chiedo dunque: la nostra Federazione , e/o altri ordini professionali o organismi sindacali, intendono procedere per sollecitare in modo urgente e pressante l'abolizione di questa vergognosa e iniqua imposizione?
Per quanto ancora la Repubblica italiana dovrà continuare a reggersi su un sistema di piccole e grandi iniquità come questa, spesso e volentieri proprio a danno dei soggetti più deboli (donne, precari, disoccupati, giovani)?

lunedì 17 febbraio 2014

E' ufficiale: se ti iscrivi a tecniche di radiologia ora, per te la disoccupazione è garantita.

E lo stesso vale per chi si è iscritto negli ultimi 3-4 anni.

Non è molto originale, ma ritengo un mio preciso dovere morale dare la massima pubblicità a questa intervista al presidente della Federazione Nazionale che riunisce i tecnici di radiologia. In questa intervista, il presidente Beux dice chiaramente che:

"Stiamo registrando un costante aumento degli inoccupati TSRM (Tecnici sanitari di radiologia medica) in Italia. Ad oggi ne conteggiamo già circa 1.500. Ad essi si aggiungeranno i 4.500 studenti universitari che nel prossimo triennio termineranno il loro percorso di studio". 

In realtà i disoccupati sono già attualmente più di 1500, qualcuno dice anche il doppio o più, senza contare che i tanti precari o persone che lavorano con partita iva, ricevendo compensi modestissimi (nell'ordine di 10 euro all'ora lordi). Quello che però è più inquietante, è che ci sono già altri 4500 nuovi colleghi in dirittura di arrivo: in pratica, in 3 anni si rischia di arrivare a oltre 5000 tecnici ufficialmente disoccupati. 
E' bene ribadire che questo titolo di studio non offre altri sbocchi lavorativi: l'alternativa, per chi non trova lavoro come tecnico di radiologia, semplicemente non esiste (o consiste nello scappare all'estero).

Al di là della mia situazione personale, il senso di questo post è: se siete ancora in tempo, e avete questa tentazione, siete avvisati. Non iscrivetevi a questo corso di laurea oppure sarete destinati a diventare carne da macello. 

mercoledì 15 gennaio 2014

Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar, uno fece indigestione, solo nove ne restar...

Qualcuno avrà riconosciuto la citazione da "Dieci piccoli indiani"....terminato il corso di studi triennale in tecniche di radiologia, è così che più o meno si sentono, attualmente, i neolaureati che si approcciano ai primi concorsi e in generale alla ricerca di un lavoro.

Le cose sono infatti cambiate molto, negli ultimissimi anni, a causa di un insieme di fattori. Fino a pochi anni fa, all'incirca quattro o cinque, si poteva con ragione consigliare questo corso di studi a chiunque desiderasse conseguire una buona e stabile occupazione in tempi molto rapidi, generalmente in pochi mesi dopo la laurea e con relativa facilità. Le statistiche parlavano di un tasso di occupazione a un anno dalla laurea superiore al 90%, per i tecnici di radiologia, paragonabile più o meno a quello degli infermieri, e in ogni caso uno dei tassi di occupazione più elevati fra tutte le categorie di laureati.

Fra parentesi, è stato appunto in quel momento che, provenendo da una laurea in filosofia e da anni di lavori precari e poco soddisfacenti, ho deciso di investire le mie residue energie (e i residui risparmi) in questo corso di laurea, senza rendermi conto di come il barometro stesse per volgere al brutto, e assai più rapidamente di quanto chiunque potesse aver previsto.

In breve, si sono sommati negli ultimi anni una serie di fattori negativi: i deficit di molte aziende sanitarie pubbliche, che hanno comportato politiche di tagli sia al personale che agli investimenti in nuovi reparti e apparecchiature; i vari blocchi del turnover, o limitazioni dello stesso, che hanno ridotto ai minimi termini le possibilità di assunzione da parte della pubblica amministrazione; le riforme delle pensioni, che hanno portato a un differimento del pensionamento da parte di molti tecnici anziani; la crescente precarizzazione del mercato del lavoro, e l'estensione di questo fenomeno perfino all'interno della pubblica amministrazione e delle aziende sanitarie, che sempre più spesso ha fatto ricorso ad assunzioni a termine o addirittura a inserire all'interno degli ospedali personale di fatto "dipendente" che però lavora con la partita iva, quindi in regime di formale e non sostanziale autonomia e senza godere di alcune coperture previste invece per il personale realmente dipendente; la crisi economica, in generale, che ha comportato ulteriori tagli alla sanità ma, soprattutto, ha rallentato e quasi fermato l'espansione della sanità privata, che ha finito per assorbire meno tecnici di quanto probabilmente previsto in precedenza.

Tutti questi fenomeni e fattori, in parte potevano essere previsti, in parte meno; il fattore che tuttavia si è rivelato decisivo, nel rendere sempre più difficile la situazione occupazionale dei neolaureati in tecniche di radiologia, è stata la programmazione completamente sbagliata dei posti messi a concorso per l'ammissione al corso di laurea. Una rapida verifica sul sito del Ministero dell'Istruzione, nella sezione relativa alle statistiche dei laureati, permette di conoscere l'andamento del numero dei laureati in questo corso di laurea: essi, da una cifra di 1129 laureati nell'anno solare 2006, sono progressivamente aumentati, fino al 2011, arrivando al numero di 1414, per un totale di circa 10.000 laureati nel corso degli ultimi 8 anni, e di quasi 4000 negli ultimi 3.
In pratica, nel giro di un decennio circa, il numero degli iscritti all'albo professionale dei tecnici di radiologia è aumentato quasi del 50%, avvicinandosi alla cifra di 30.000 iscritti(essendo le cessazioni diminuite molto, mentre le nuove iscrizioni aumentavano drasticamente). Tutto ciò proprio mentre la crescita della spesa sanitaria, sia pubblica che privata, si arrestava e il mercato del lavoro si saturava completamente!

Proprio ieri venivo a conoscenza, tramite Facebook, dell'ennesimo presunto (non è chiaro se si tratti di una iniziativa ufficiale o solo dell'ennesimo annuncio) censimento dei tecnici di radiologia disoccupati. Sembra infatti che una parte della categoria fatichi ancora a prendere coscienza della gravità della situazione; non esistono, del resto, cifre ufficiali o almeno stime adeguate della consistenza del numero dei TSRM disoccupati o costretti a lavorare con contratti precari, saltuari o con sconvenienti partite iva aperte solo per raggranellare ore di lavoro pagate in modo non adeguato. Si tratta senza dubbio di migliaia di laureati: per rendersene conto è sufficiente osservare il numero dei partecipanti ai (pochi) concorsi pubblici di volta in volta effettuati nelle varie parti d'Italia, dove i candidati si avvicinano (e a volte superano) alla quota di 1000 per concorso. Secondo alcuni calcoli, le opportunità di lavoro - a tempo determinato o indeterminato - ogni anno disponibili nel settore pubblico per i tecnici di radiologia ormai non superano i 2-300 posti; poichè la sanità privata offre un numero di opportunità sicuramente ancora inferiore a questa cifra, si può calcolare che almeno metà dei 1200 tecnici laureati ogni anno sia destinata a ingrossare l'insieme dei tecnici in cerca di prima occupazione: tecnici senza esperienza che sono costretti, alla fine, a optare fra le 3 possibilità disponibili per uscire dall'empasse, ovvero:
1)accettare di lavorare gratis - si chiama "frequenza volontaria", e significa offrire la propria opera gratuitamente nella sanità pubblica, in teoria senza avere diritto nemmeno a lavorare, ma solo a "osservare"

2)Partecipare a master, corsi di perfezionamento, lauree specialistiche, di fatto continuando a investire in una formazione spesso di dubbia utilità pratica, e di nessuna utilità per la futura ricerca di lavoro

3)Lanciarsi nella difficoltosa avventura della ricerca del lavoro all'estero: difficoltosa in particolare per i tecnici neolaureati perchè, oltre a una buona o addirittura ottima conoscenza della lingua della nazione scelta, è quasi sempre richiesta una esperienza, a volte anche di 1-2 anni, per poter accedere alle offerte di lavoro che, in ogni caso, anche negli altri paesi sono ormai non molto numerose.
Di fronte a tutte queste considerazioni viene da chiedersi come mai anche negli ultimi anni, compreso l'ultimo, il numero di posti per l'accesso programmato ai corsi di laurea in tecniche di radiologia non sia di fatto, se non minimamente, diminuito. Vedremo cosa accadrà nel 2014/2015, ma per ora è già previsto un flusso di circa 1000-1200 laureati all'anno anche nel prossimo triennio.....e se non ci saranno novità sorprendenti, almeno metà di queste persone è destinata ad andare incontro a una prolungata disoccupazione o a condizioni di lavoro sempre più inaccettabili nel mondo privato ( turni massacranti o remunerazioni minime, e in ogni caso l'imposizione generalizzata della partita iva come unica forma di "assunzione" possibile, come già avvenuto in tanti altri settori, in nome di una presunta autonomia professionale che non esiste nella realtà effettiva del lavoro del tecnico radiologo, tantomeno di quello giovane e con poca o nessuna esperienza). La Federazione almeno negli ultimi anni ha chiesto con crescente insistenza una riduzione dei posti programmati.....ma ottenendo poco, pochissimo, per svariate resistenze da parte degli altri attori coinvolti nella programmazione(ministero, regioni, università). Come andrà a finire quest'anno? Il rischio, se non si riprende il controllo su questi numeri, è di finire per svilire in modo irrecuperabile la dignità di questa figura professionale, provocando una guerra fra poveri che finirà solo per indebolire e dequalificare tutta la categoria....

"...I due poveri negretti stanno al sole per un po': un si fuse come cera e uno solo ne restò. Solo, il povero negretto in un bosco se ne andò: ad un pino s’ impiccò e nessuno ne restò."