Uno degli aspetti con cui deve familiarizzare il più presto possibile colui che aspira a svolgere correttamente questa professione, concerne alcune minime, ma fondamentali accortezze a cui attenersi, prima dello svolgimento di un qualsiasi esame diagnostico. Proprio l'aspetto minimale, a volte estremamente routinario, di queste procedure, può portare il tecnico radiologo - a volte quello più inesperto, a volte al contrario proprio quello più esperto e che quindi finisce per sopravvalutarsi o per concentrarsi su altri aspetti - a non adottare la necessaria attenzione in questi passaggi preliminari, e quindi a commettere errori che talora possono essere difficilmente rimediabili.
Per un tecnico di radiologia consapevole del suo lavoro, questi possibili errori rappresentano dei veri e propri incubi, e pertanto sarebbe necessario, come non sempre avviene, adottare procedure molto precise, ripetute rigorosamente senza eccezioni, per evitare ogni rischio di incorrervi.
La prima cosa da fare, prima di qualunque esame diagnostico, è identificare con certezza il paziente. Questo è ancora più necessario laddove, come dovrebbe sempre avvenire, il paziente viene convocato all'interno della sala diagnostica esclusivamente mediante un numero, e non chiamandolo con il nome. Il tecnico non dovrebbe mai svolgere alcuna procedura senza aver chiesto esplicitamente al paziente conferma del nome, cognome e
data di nascita: quest'ultima indispensabile perchè accade, e non infrequentemente, soprattutto in piccoli centri, che due pazienti omonimi si presentino a breve distanza di tempo nella stessa radiologia. Potrebbero esserci due Mario Rossi che devono fare la rx del torace nella stessa mattina! Bisogna essere quindi certi di poter attribuire univocamente quelle immagini diagnostiche (e il relativo referto) a quel determinato paziente. Un errore in questa fase, com'è intuibile, potrebbe avere conseguenze persino letali sulla salute del paziente, e ovviamente conseguenze gravissime anche di tipo civile e penale per il tecnico stesso.
Altra verifica indispensabile da compiere, è quella relativa alla prescrizione dell'esame e alla sua appropriatezza dal punto di vista tecnico. Qui si dovrebbe aprire un capitolo lunghissimo, sull'esatta ripartizione di responsabilità operative a carico del medico radiologo - che è in effetti il "decisore" finale riguardo questi aspetti - e del tecnico, che non può in ogni caso rifiutarsi di svolgere un esame, ancorchè a suo giudizio inappropriato, se non nei casi estremi in cui davvero la procedura si dimostri a suo avviso lesiva del paziente e del tutto inadeguata rispetto al quesito diagnostico. Tralasciando l'esatta determinazione di queste diverse competenze, è in ogni caso assodata la responsabilità del tecnico nel prendere conoscenza della prescrizione dell'esame e nel valutare l'adeguatezza della procedura dal punto di vista, appunto, tecnico, rispetto al quesito diagnostico, anche interloquendo col paziente per approfondire la motivazione per cui è necessario svolgere quella indagine diagnostica.
Sono frequentissime infatti le prescrizioni lacunose, imprecise, oppure errate, ad esempio nell'indicazione del lato corretto su cui eseguire l'esame (ad esempio femore destro anzichè sinistro). Una prescrizione dubbia deve appunto richiamare l'attenzione del tecnico imponendogli quanto meno di approfondire l'anamnesi col paziente e di consultare il medico radiologo per valutare conclusivamente l'appropriatezza dell'esame o quale sia la procedura più idonea da seguire per indagare quella patologia.
Sarebbe tuttavia appunto preferibile un chiarimento anche normativo, che tuttora manca, che precisi in maniera rigorosa le diverse competenze di medico e tecnico in questa fase: anche per favorire la crescita dell'autonomia professionale del tecnico di radiologia, che ha senza dubbio le competenze tecnico-scientifico adeguate per poter affrontare in autonomia la valutazione tecnica dell'idonea procedura diagnostica da seguire per il quesito diagnostico presentato dal singolo paziente. Anche perchè laddove il tecnico, sottovalutando la sua responsabilità in questa fase, svolgesse un esame diagnostico non appropriato o in modo non idoneo, dovrebbe risponderne in ogni caso in prima persona, anche da un punto di vista legale.
A ogni responsabilità dovrebbe corrispondere, a mio avviso, altrettanto potere (ovvero autonomia) decisionale.
Che dire poi dell'ormai indispensabile consenso per il trattamento dei dati personali e delle immagini diagnostiche, banalmente definito consenso per la privacy? A volte, e anzi, piuttosto spesso, è oltremodo difficile o addirittura impossibile informare in maniera corretta il paziente su questi dettagli burocratici e pedanti, prima dello svolgimento di un esame....e tuttavia oltre a ottenere la sua firma in realtà bisognerebbe per quanto possibile garantire il suo diritto alla riservatezza....e anche la mancata osservanza di questo aspetto può comportare importanti conseguenze. Lo stesso si può dire per l'essenziale consenso informato per quelle procedure che comportano l'utilizzo del mezzo di contrasto, frequentissime ovviamente quando si ricorre a metodiche come la TC o la RM: in questo caso il compito di valutare l'opportunità della somministrazione del contrasto spetta innanzitutto al medico, in considerazione delle problematiche come la possibile insufficienza renale, eventuali allergie o patologie che possano renderne pericoloso l'utilizzo. Tuttavia alla fine il tecnico condivide - anche con l'infermiere, se presente - la responsabilità di informare correttamente il paziente e acquisirne il consenso, anche da questo punto di vista, anche perchè sarà poi in molti casi il tecnico stesso, sia pure sotto osservazione del medico, a somministrare il mezzo di contrasto attraverso, ad esempio, la pressione dei tasti dell'apposito iniettore automatico. Il rischio, ed è una cosa che succede, è di finire per chiedersi proprio durante l'esame, al momento di schiacciare il pulsante dell'iniettore,
"il paziente avrà firmato il consenso per il mezzo di contrasto?"....
.Meglio pensarci prima, anche più di una volta!
Esiste poi un altro consenso da acquisire, prima dell'esecuzione dell'esame, in un caso particolare: quello di paziente donna in età fertile. Tale consenso riguarda chiaramente l'esclusione di una gravidanza in corso, la quale, in generale (salvo eccezioni in cui l'esame sia insostituibile, indispensabile per la salute della paziente e realmente urgente), rende impossibile eseguire qualunque esame che utilizzi radiazioni ionizzanti, per i possibili effetti nocivi sull'embrione o feto in sviluppo (fa eccezione la risonanza magnetica, la quale non utilizza radiazioni ionizzanti; in questo caso tuttavia la valutazione sull'opportunità dell'esame va comunque fatta caso per caso, anche in relazione al periodo di gestazione).
Anche di recente mi è capitato di venire a sapere che ci sono tecnici che ancora non si avvalgono di moduli scritti e di procedure rigorose per acquisire questo fondamentale consenso! D'altra parte è difficile determinare con esattezza quale sia la procedura oggettivamente e legalmente più sicura. Innanzitutto si pone il problema di determinare quale sia l'età da considerare "fertile": ovviamente il tecnico più consapevole (o "paranoico") tenderà a chiedere questo tipo di consenso anche a ragazze giovanissime (in questo caso si pone l'imbarazzante problema della necessità di convalidare questo consenso con la controfirma del genitore o tutore, per motivi legali.....e a quel punto, la ragazzina 14enne starà dicendo la verità?), così come a donne ormai ampiamente in età da menopausa. Come diceva Totò,
abbondandis in abbondandum ...
Il punto tuttavia è che il semplice consenso scritto non è una tutela sufficiente, anche dal punto di vista legale, per il tecnico (e per la paziente), laddove essa stessa non sia a conoscenza della gravidanza, come può accadere - o come potrebbe sostenere, a posteriori, per qualsivoglia motivo. Occorre perciò adoperarsi per informare in modo accurato la paziente sui rischi che le radiazioni potrebbero implicare per un eventuale concepito presente nel suo utero, tenendo presente che in particolare il primo trimestre di gravidanza è quello in cui gli effetti delle radiazioni potrebbero essere particolarmente nocivi. Purtroppo a volte pazienti straniere, o in condizioni di scarsa lucidità e poco collaborative, possono essere particolarmente difficili da informare riguardo questo aspetto.....E non è infrequente il caso in cui il tecnico alla fine si trova messo alle strette, costretto a tener conto da un lato dell'inderogabile obbligo, anche legale, di eseguire una prestazione diagnostica che è necessaria per la salute della paziente; dall'altro, del rischio di utilizzare radiazioni ionizzanti con effetti nocivi, non preventivamente valutabili, sull'eventuale embrione o feto presente nel corpo della donna. Anche in questo caso, la responsabilità di informare la paziente, acquisirne il consenso e/o decidere sull'opportunità di eseguire l'esame dovrebbe essere condivisa col medico radiologo; tuttavia il tecnico in prima persona ha il dovere di tutelarsi e tutelare la paziente in età fertile dai rischi che le radiazioni ionizzanti implicano sempre, nel loro utilizzo.
Ricordo per fare un esempio una esperienza accaduta durante il mio tirocinio in mammografia....una donna straniera, di origini africane, con numerosi figli, alla prima mammografia, dunque in età approssimativamente vicina alla menopausa. Non parlava quasi per niente italiano. Era ancora fertile? Difficile farsi capire, difficile capirlo. Certamente prolifica, a giudicare dal numero dei figli; l'aspetto fisico lasciava anche qualche dubbio sulla possibilità di una gravidanza in corso. In casi del genere una semplice firma sul modulo non è certamente sufficiente, occorre essere molto attenti ad accertarsi che la paziente abbia esattamente compreso quello che sta accadendo, i rischi in cui incorre e il contenuto di quello che sta firmando.
E anche in questo caso, come per i casi precedenti, l'incubo peggiore resta quello di potersi dimenticare del tutto di acquisire questo consenso, e di scoprire magari la presenza di un "ospite" inatteso nel corpo della donna solo osservando le immagini....
Per quanto mi riguarda, alla fin fine, tutte queste responsabilità sono forse l'aspetto che al momento più mi inquieta, mi preoccupa, nell'intraprendere questa professione.